Il settore del gas in Algeria

Ali Aissaoui - Algerian Gas: Troubling Trends, Troubled PoliciesSegnalo un interessante lavoro di Ali Aissaoui dal titolo Algerian Gas: Troubling Trends, Troubled Policies, pubblicato dall’OIES. Il rapporto ricostruisce in modo puntuale in primo luogo le tendenze dell’upstream gas algerino, in declino a causa della maturazione dei campi esistenti e di investimenti insufficienti in nuova capacità.

L’autore poi analizza le tendenze della domanda gas interna, che negli anni passati ha fatto registrare una crescita significativa e le cui prospettive future dipendono molto dalle decisioni relative alle tariffe domestiche, che dovrebbero salire per contenere la nuova domanda.

Il risultato, nel complesso, è un deficit strutturale di volumi di gas per l’esportazione, che infatti si è contratta negli ultimi anni e potrebbe contrarsi ancora nei prossimi anni.

Outlook for Production, Domestic Consumption and Exports in a Central Scenario (©OIES)Questa tendenza non è stata evidenziata in tutta la sua portata perché il principale mercato per il gas algerino, quello europeo, ha vissuto una fase di forte contrazione. Il recupero della domanda di gas importato in Europa dovrebbe tuttavia mettere in evidenza tutti i problemi algerini e la necessità di nuovi investimenti in capacità produttiva.

Analisi trimestrale del sistema energetico italiano

eneaSegnalo che l’Enea ha pubblicato il numero zero della propria Analisi trimestrale del sistema energetico italiano. Il lavoro è strutturato in sei capitoli:

  • il capitolo 1, che presenta  Indice Sintetico della Transizione Energetica, che condensa le elaborazioni dei dati riguardanti i tre aspetti del trilemma energetico (decarbonizzazione, sicurezza energetica e costo dell’energia);
  • il capitolo 2, che analizza l’andamento consumi di energia;
  • il capitolo 3, che è dedicato al tema della decarbonizzazione del sistema energetico;
  • il capitolo 4, che affronta la questione della sicurezza energetica, soprattutto con riferimento a petrolio e raffinazione, gas naturale e sistema elettrico;
  • il capitolo 5, che rappresenta un’ analisi dei costi dell’energia;
  • il capitolo 6, che fornisce una misura della trattazione delle tematiche legate all’energia nella stampa.

Il lavoro è curato, metodologicamente rigoroso e utile come strumento di comprensione degli andamenti del settore energetico in Italia. L’auspicio è che diventi una pubblicazione regolare e stabile nel tempo.

BP Statistical Review 2016

bpSegnalo la pubblicazione dell’edizione 2016 del BP Statistical Review of World Energy, una delle più complete e autorevoli raccolte di dati sul mondo dell’energia.

Nel 2015, i consumi mondiali di energia primaria – ossia da tutte le fonti sommate – sono arrivati a 13.147 Mtoe (+1% rispetto al 2014). La Cina si conferma il primo consumatore (3.014 Mtoe, +1,5%), seguita dagli Stati Uniti (2.281 Mtoe, -0,6%), dall’UE (1.631 Mtoe, +1,6%), dall’India (701 Mtoe, +5,2%), Russia (667 Mtoe, -3,3%) e Giappone (448 Mtoe, -1,2%).

Per quanto riguarda le fonti, il petrolio si conferma la principale (4.331 Mtoe, +1,9%), seguita dal carbone (3.840 Mtoe, -1,8%), dal gas naturale (3.135 Mtoe, +1,7%), dalle rinnovabili (1.258 Mtoe, +4,7%) e dal nucleare (583 Mtoe, +1,3%).

Con le parole chiave

La fine delle fonti fossili?

The future of fossil fuels—is it the end?Segnalo un articolo di Dieter Helm dal titolo The future of fossil fuels – is it the end?, pubblicato sul secondo numero del 2016 dell’Oxford Review of Economic Policy.

L’autore parte della constatazione che l’attuale congiuntura energetica è dominata da un eccesso strutturale di offerta di combustibili fossili, una tesi già ampiamente discussa negli ultimi due anni.

A corollario, Helm – nel riprendere la tesi già avanzata da Massimo Nicolazzi nel rapporto annuale dell’ISPI – elenca una serie di ragioni per cui diversi fattori concorrono a rendere un eventuale fase di rialzo dei prezzi del greggio più contenuta e posticipata nel tempo, a differenza di quanto avviene normalmente coi cicli delle materie prime. Nell’ipotesi più estrema, potremmo essere entrati in una fase di superamento del ciclo del petrolio, con una lunga coda di prezzi meno variabili che accompagni l’uscita delle fonti fossili dal paniere energetico mondiale.

Quattro, in particolare, sono le ragioni indicate da Helm. La prima, è che le riserve non-convenzionali di idrocarburi hanno cambiato gli equilibri dell’offerta: anche se a prezzi bassi molti giacimenti non sono sfruttati, basta un rialzo modesto del prezzo per rendere economicamente vantaggioso riprendere o iniziare ex novo la produzione. Visto che i tempi di messa in produzione del non-convenzionale (in particolare, tight e shale) sono relativamente rapidi (trimestri anziché anni), l’effetto è quello di un meccanismo anticiclico automatico.

La seconda ragione è che, nell’ultimo decennio, quasi tutti i governi dei Paesi esportatori convenzionali hanno sviluppato una  forte dipendenza da alti flussi di cassa e dunque hanno un incentivo a mantenere o accrescere i volumi di produzione.

La terza ragione è che le politiche di decarbonizzazione stanno subendo un’accelerazione in tutto il mondo e meccanismi come la cabon tax spingeranno progressivamente fuori dal mercato le fonti fossili.

La quarta ragione sono le attuali e future tendenze tecnologiche, a cominciare da quelle sul lato della domanda finale, che si fa sempre più centrata sull’elettricità: la diffusione delle ICT, l’elettrificazione dei trasporti, i nuovi materiali come il grafene, la robotica, la stampa 3D, l’Internet delle cose sono tutti fenomeni che puntano verso un’aumento del peso del vettore elettrico, quello nel quale le rinnovabili hanno il maggiore potenziale.

Per quanto riguarda il lato della crescente offerta elettrica che queste tendenze implicano, Helm scommette sul solare, che vede a oggi come unica pontenziale alternativa alle fonti fossili, per diverse ragioni. In primo luogo, perché abbondante e gratuito. Inoltre, perché esistono ampi margini di miglioramento del rendimento grazie allo sfruttamento dello spettro luminoso ad oggi non utilizzato e grazie all’impiego di grafene e nano-tecnologie.

Infine, Helm scommette sul solare perché è decentralizzato e distribuito e offre quindi un modello di offerta più vicino ai modelli di consumo che si fanno affermando in conseguenza delle evoluzioni della domanda finale (incluso il concetto di costo marginale zero, ossia del fatto che si paga per essere allacciati, non in base al consumo).

Un ulteriore vantaggio potrebbe essere offerto dai miglioramenti nelle tecnologie di trasporto della corrente elettrica sulle lunghe distanze, per sfruttare le aree con più irraggiamento e meno abitate, e nelle tecnologie di accumulo, per superare in modo definitivo i problemi connessi alla discontinuità dell’insolazione e per accentuare le possibilità di far coincidere in misura crescente luogo di produzione e di consumo.

La conclusione di Helm riecheggia una vecchia battuta: l’Età della pietra non è finita per mancanza di pietre, e l’Età del petrolio finirà molto prima che il mondo finisca il petrolio. Tra i vari, immancabili consigli che l’autore formula in chiusura per i decisori politici, senza dubbio quello che vale la pena di tenere meglio a mente è di investire in ricerca e sviluppo anziché in sussidi.

Certo, suona banale nell’età della competizione globale basata sulla conoscenza, ma immaginiamo di poter destinare solo in Italia quasi 12 miliardi all’anno in ricerca scientifica anziché in sussidi a pannelli e pale eoliche…

La sicurezza energetica tra economia e politica

NarniTorno nuovamente a parlare di sicurezza energetica rendendo disponibile le diapositive realizzate per la lezione che ho tenuto il 31 pomeriggio a Narni presso la sede staccata dell’Università di Perugia.

Per l’occasione ero ospite del giornalista Daniel Della Seta, docente presso il corso di laurea in scienze per la sicurezza e l’investigazione.

Nel mio intervento, che concludeva le lezioni del corso sulla Valutazione delle Competenze in Sicurezza, ho introdotto il concetto di sicurezza energetica e la sua duplice dimensione, cioè quella dell’affidabilità e quella dell’accessibilità economica delle forniture di energia.

Data la sua natura di bene pubblico (non escludibilità e non rivalità nel consumo), la sicurezza energetica richiede normalmente l’intervento dell’autorità pubblica che ne deve favorire la produzione in quantità socialmente ottimali, alterando gli incentivi e le scelte che imprese e consumatori tenderebbero a fare da soli. Anche per questo motivo, la sicurezza è una delle tre finalità tipiche della politica energetica, assieme alla sostenibilità ambientale e al contenimento dei costi.

Dopo questa premessa “teorica” ho presentato il caso dell’Unione europea e dell’Italia al suo interno, osservando come ragionamenti diversi vadano fatti a seconda della fonte di energia considerata e del paese preso in considerazione. Il gas naturale e la crisi russo-ucraina sono un ottimo esempio a riguardo, dato che rappresentano una delle fonti di energia più sensibili al tema della sicurezza (molto più di carbone e petrolio) e rispetto alla quale la situazione dei diversi paesi membri della UE impone un livello di attenzione diverso (rischio limitato per l’Olanda o l’Italia, elevato per Slovacchia o Bulgaria).

Di fronte a queste situazioni molteplici sono le risposte di policy, anche a seconda dell’arco temporale disponibile. Nel breve periodo, ad esempio, piani di emergenza dovrebbero essere accuratamente definiti, mentre nel lungo periodo misure a favore dell’efficienza energetica, della diversificazione delle fonti e delle rotte di approvvigionamento, stoccaggi, stimolo alla produzione interna, ecc. dovrebbero essere adottate.

Le diapositive si possono trovare qui.

Ps: un grazie va a Matteo Verda, da cui scritti ho preso spunto per la lezione e alcune delle figure.

Come cambia la sicurezza energetica: la presentazione a UniPV

UnipvQualche giorno fa si è svolta presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Pavia la presentazione del rapporto ISPI curato da me e da Massimo Nicolazzi sulla sicurezza energetica.

Durante il seminario, cui hanno partecipato numerosi docenti del dipartimento, sono stati toccati molti dei temi discussi nei capitoli del rapporto. In particolare si è fatto riferimento: al contesto petrolifero emerso in questi ultimi anni, con l’OPEC che ha mostrato la sua incapacità di stabilizzare il mercato e tenere alti i prezzi del greggio; ai numerosi problemi della politica energetica europea, che riflette i diversi interessi, spesso legittimi, dei vari pari paesi membri e che difficilmente si riescono ad armonizzare; c) alle sfide che sta affrontando il settore elettrico a seguito dello sviluppo delle fonti rinnovabili e della generazione distribuita.

Per chi si fosse perso l’incontro, è possibile scaricare qui la presentazione cui ho fatto riferimento.

Ammetto che tornare nella propria Alma Mater ed essere stato dall’altra parte della cattedra ha fatto un certo effetto. Speriamo in altre occasioni per il futuro.