Ombrina a mare: quanto è difficile investire in Italia

Ombrina Mare Exploration and DevelopmentIl caso della concessione di Ombrina mare è un pezzo di teatro dell’assurdo: godibile, se non fosse cronaca. Medoilgas Italia ha ottenuto dal MiSE il permesso di coltivazione a dicembre 2012 e la VIA (con le prescrizioni del caso) nel gennaio 2013 (qui la documentazione).

Più di tre anni per arrivare in fondo e già qui ci sarebbe da ridire: il problema però è che il Ministero dell’ambiente ha poi cambiato idea su una propria decisione precedente, bloccando tutto.

Come riporta il Sole24Ore, «nell’ottobre 2012, la Direzione valutazioni ambientali disponeva l’assoggettamento del progetto all’Aia (autorizzazione integrata ambientale) solo dopo il quarto anno di esercizio. Si riteneva dunque sufficiente il parere positivo della Commissione di Valutazione impatto ambientale, anche allo scopo di evitare “aggravi procedimentali” alla luce del decreto semplificazione 5/2012».

Peccato però che, una volta arrivata la VIA, al Ministero qualcuno abbia cambiato idea. Senza che infatti nulla nel progetto fosse cambiato, il 9 luglio è stato richiesto a Medoilgas Italia di imporre immediatamente la procedura di AIA, a differenza di quanto già stabilito. Imponendo costi e ritardi evitabili, come ha fatto notare Medoilgas Italia (che a scanso di equivoci si è comunque detta pronta ad affrontare il procedimento).

A pensar male, si potrebbe tracciare un collegamento tra la decisione del Ministero e le elezioni regionali in Abruzzo, che dovrebbero tenersi per la fine dell’anno. A vedere il modo ideologico con cui l’argomento Ombrina mare è affrontato (con sano disprezzo per la realtà), di certo se ne sentirà parlare in campagna elettorale e la tentazione di cavalcare la questione sarà forte per diversi politici.

Beninteso, non voglio entrare nel merito dei procedimenti, ma appare evidente a chiunque che a queste condizioni fare un investimento in questo Paese purtroppo rasenti il masochismo, tanto che per il rischio politico il Times ha equiparato l’Italia a «alcune parti dell’Africa [e] a certi Paesi del Sudamerica». Purtroppo, difficile dargli torto.

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