L’Iran può cambiare il mercato mondiale del gas?

Simone Tagliapietra - Iran after the (Potential) Nuclear Deal: What’s Next for the Country’s Natural Gas Market?Nella disputa statistica su chi detenga le più grandi riserve di gas naturale al mondo, un solo Paese è in grado di competere alla pari con la Russia: si tratta dell’Iran, che vanta risorse per 33.600 Gmc. Per avere un’idea, si tratta dell’equivalente di quasi 500 anni di consumi italiani.

Eppure il Paese è da anni un importatore netto di gas naturale: le sanzioni e un mercato del gas interno particolarmente poco sviluppato costringono infatti l’Iran a importare dal vicino Turkmenistan parte del proprio fabbisogno.

Se i recenti passi avanti nelle negoziazioni tra l’Occidente e l’Iran sul programma nucleare iraniano portassero a una soluzione della questione, il quadro potrebbe tuttavia cambiare e il gas naturale iraniano potrebbe finalmente arrivare sui mercato globali.

Sul tema segnalo un interessante paper di Simone Tagliapietra dal titolo Iran after the (Potential) Nuclear Deal: What’s Next for the Country’s Natural Gas Market?

L’autore ricostruisce in dettaglio la situazione iraniana e analizza i possibili sviluppi per il futuro, guardando a una progressiva apertura ai mercati internazionali. Se nel breve periodo le conseguenze potrebbero essere limitate a causa dei tanti nodi da risolvere nella struttura interna del settore gas iraniano, nel medio e lungo periodo l’impatto potrebbe essere profondo e duraturo.

Taggato , . Aggiungi ai preferiti : Permalink.

3 risposte a L’Iran può cambiare il mercato mondiale del gas?

  1. Billy Pilgrim dice:

    Dire che l’Iran sia un importatore netto è un po’ un’esagerazione. L’ultima volta che ho controllato era suppergiù in perfetta autosufficienza, visto che importa dal Turkmenistan, esporta verso la Turchia e “scambia” con l’Azerbaigian nel corso dell’anno e a seconda delle necessità. Tutte cifre comunque assolutamente esigue rispetto ai consumi interni.
    A parte il piccolo catastrofismo (immagino dell’autore, non tuo), quaggiù ci si continua a chiedere che senso abbia concludere accordi di export, verso il Pakistan (anche se on hold) e verso l’Oman, quando si fatica persino a soddisfare la domanda interna. Oh, sarà questione di prestigio, ma di certo non un modo per attrarre investitori, che sono già ben consapevoli che la domanda regionale non manchi.

    • Matteo Verda dice:

      C’è anche da dire che negli usi finali c’è un’efficienza parecchio bassa, con ampi margini di miglioramento, mentre l’export vuol dire flusso di cassa in valuta estera e capacità di spesa pubblica… che al consumatore magari non interessa più di tanto, ma al governo parecchio. 🙂

  2. Matteo Verda dice:

    ps: catastrofismo in che senso?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *