Il mercato italiano del gas: una crisi senza fine?

CSI - The Italian Natural Gas Market: an Endless Crisis?Segnalo un mio contributo pubblicato dal titolo The Italian Natural Gas Market: an Endless Crisis?, pubblicato dal Caspian Strategy Institute di Istanbul.

 

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3 risposte a Il mercato italiano del gas: una crisi senza fine?

  1. Nicolò Rossetto dice:

    Bel pezzo Matteo, con solo due mie osservazioni:
    1) tra le fonti rinnovabili che hanno eroso la quota del gas nel mix elettrico nel 2013 e nella prima parte del 2014 non citi l’ottima performance dell’idroelettrico dovuta alle abbondanti precipitazioni;
    2) secondo me nel lungo periodo anche i consumi industriali e quelli domestici di gas non cresceranno oppure verranno erosi da un lato dalla deindustrializzazione del Paese e dall’adozione di sistemi di riscaldamento/raffrescamento elettrici o a fonti rinnovabili (legna, pompe di calore, maggiore efficienza degli edifici, ecc.).
    Insomma, i consumi totali di gas del 2014 potrebbero essere sì un minimo, ma anche quasi il massimo per i prossimi anni (5-10 anni). Da qui la mia idea che non ci servano molte altre infrastrutture di adduzione del gas, che già ti ho espresso.

    • Matteo Verda dice:

      Grazie.
      Senza dubbio la performance dell’idroelettrico è stata ottima, ma si tratta di un dato congiunturale, a differenza della crescita delle rinnovabili sussidiate.
      Per quel che riguarda i consumi residenziali, sono d’accordo sul fatto che potrebbero ridursi marginalmente a causa dell’aumento di efficienza. Però conta anche che il 2014 è stato un anno molto caldo.
      Su quelli industriali, sospendo il giudizio (ma credo resteranno stabili, perché non vedo ulteriorie margine di deindustrializzazione in arrivo).
      Per quel che riguarda gli effetti combinati di queste tendenze, ti riporto i valori del piano strategico SRG:

      2013 2017 2023
      industriale 14,3 14,3 14,7
      termoelettrico 20,7 23,8 26,7
      residenziale 30,1 29,0 26,6
      altro 3,5 4,0 4,9
      68,6 71,1 72,8
  2. Nicolò Rossetto dice:

    Sull’idroelettrico, la specificazione è importante appunto perchè congiunturale: fosse l’anno prossimo asciutto e caldo come il 2003, in un batter d’occhio si perderebbero rispetto all’anno scorso anche 10-12 TWh. Il che, al netto di un maggiore ricorso alle importazioni, potrebbe dare un certo sollievo al settore termoelettrico.

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