Crisi libica: nessun rischio per la sicurezza energetica italiana

Il Giornale - Il tecnico italiano ex ostaggio dell'Isis: "Vogliono solo il petrolio"La situazione libica è giunta nei giorni scorsi a un nuovo momento di crisi, con l’avanzata delle fazioni che si rifanno all’ISIS. Tornano così gli allarmi per gli approvvigionamenti energetici nazionali: dalla Libia arrivano infatti in Italia importanti forniture di petrolio e di gas naturale, ma anche in caso di completo collasso della produzione libica non ci sarebbero problemi per l’Italia.

Nei primi undici mesi del 2014, gli operatori nazionali hanno importato mediamente 3,3 milioni di tonnellate (Mt) di petrolio libico, pari al 6,7% del totale. Per quanto riguarda il gas naturale, nel 2014 le importazioni italiane dalla Libia attraverso il gasdotto Greenstream sono state di 6,4 miliardi di metri cubi, pari all’12% del totale importato.

Quantità rilevanti, ma perfettamente sostituibili, come ampiamente dimostrato nel 2011. Allora i flussi di greggio si interruppero per sei mesi e quelli di gas per sette senza alcuna conseguenza rilevante per i consumatori.

Nel caso del petrolio, a garantire la sicurezza è l’esistenza di un mercato sostanzialmente globale e liquido. Sebbene esistano diversi tipi di greggio adatti a diversi impianti di raffinazione, l’offerta sul mercato è abbastanza varia e diversificata da offrire facilmente un sostituto (nel caso specifico, l’Azerbaigian). La produzione libica, a regime, non arriva peraltro nemmeno al 2% del totale mondiale.

Nel caso del gas, a garantire la sicurezza è l’esistenza di un sistema di approvvigionamento diversificato e ridondante. La capacità di importazione della rete italiana ammonta infatti a oltre 100 Gmc/a, di cui il gasdotto della Libia rappresenta appena 9 Gmc/a. Il resto della capacità arriva da Nord Europa, Russia, Algeria e tre rigassificatori: decisamente abbastanza per rimpiazzare i flussi libici senza problemi.

La sicurezza degli approvvigionamenti italiani è poi amplificata dal calo dei consumi dovuto alla crisi economica. Nei primi undici mesi del 2014, le importazioni italiane di greggio sono state pari a 49,3 Mt, mentre nello stesso periodo del 2011 erano state di 62,3 Mt.

Parallelo anche il calo delle importazioni di gas: nel 2014 sono state di 54,5 Gmc, contro i 68,7 Gmc del 2011. E nel frattempo i rigassificatori in servizio sono passati da due a tre.

Gli interessi delle imprese italiane in Libia sono fortissimi, a cominciare da Eni, che è il primo operatore del Paese. Senza considerare le innegabili questioni di sicurezza. Tuttavia, sul fronte degli approvvigionamenti energetici, la completa destabilizzazione della Libia non porrebbe problemi rilevanti per l’Italia.

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