Referendum 17 aprile: Cosa andiamo a votare?

0. Volantino 13 aprilePrima di entrare in silenzio stampa pre-voto, pubblico gli appunti che ho usato ieri sera durante uno stimolante dibattito organizzato dai giovani del PD presso Santa Maria Gualtieri a Pavia.

L’evento, in cui mi sono confrontato con il geologo di Edison, Roberto Calabrò, e con il già senatore della Repubblica e ambientalista, Roberto Della Seta, ha sviscerato i vari temi legati al referendum e alle sue implicazioni immediate e non.

Non ripeto qui le argomentazioni pro e contro esposte ieri sera. Gli appunti li potete scaricare qui. Molte informazioni ufficiali le potete trovare sul sito del Ministero per lo Sviluppo Economico.

Vi pongo solamente una domanda: l’Italia può diventare un paese in grado di gestire la modernità e attività produttive complesse come quelle degli idrocarburi, della metallurgia o altro?

Personalmente credo che invece di vietare un’attività perché se ne ha paura, bisognerebbe imporre degli elevati standard ambientali e poi monitorarne il rispetto, chiamando la magistratura ogni volta che qualcuno non si attiene (per negligenza o incompetenza) a quegli standard.

Un paese liberale e serio dovrebbe fare così.

Gli appunti sono disponibili qui.

 

Approvvigionamento italiano di gas: Russia sempre centrale

Nel 2015 la domanda di gas in Italia è finalmente tornata a crescere. Parallelamente, anche le importazioni sono tornate ad aumentare: +5,3 Gmc, passando da 54,5 a 59,8 Gmc secondi i dati MiSE. Valori ben lontani dal record storico di 75,6 Gmc del 2006, ma pur sempre una buona notizia per le compagnie che hanno in portafogli i contratti di lungo periodo e per i fornitori internazionali dell’Italia, che negli ultimi anni hanno accusato duramente la crisi della domanda.

Il gas importato, infatti, non solo domina l’offerta (90,6% dei consumi), ma è anche quello che assorbe praticamente per intero tutte le oscillazioni della domanda, in positivo e in negativo. La produzione nazionale, pur avviata lungo un declino di lungo periodo, di fatto continua al massimo, a prescindere dall’andamento del mercato.

La composizione dell’approvvigionamento italiano di gas

Per quanto riguarda l’origine delle importazioni, le forniture russe hanno continuato a dominare il mercato italiano anche nel 2015 (49% del gas importato) e sono cresciute di 3,7 Gmc, soddisfando la maggior parte della nuova domanda. In seconda posizione il gas olandese e norvegese (17%), seguito da quello algerino (12%) e da quello libico (12%). Limitato il contributo del GNL (10%), pur in forte crescita (+32%).

L’origine delle importazioni italiane di gas

Per quanto riguarda l’utilizzazione delle infrastrutture, il dato più rilevante resta quello del sotto-utilizzo del gasdotto Transmed, che trasporta il gas algerino fino in Sicilia. Nel 2013, infatti, Eni, Enel e Edison hanno rinegoziato temporaneamente le quantità da importare sulla base dei contratti di lungo periodo, posticipando il ritiro dei volumi. Resta da vedere se quando arriverà il momento di recuperare gli obblighi contrattuali la domanda italiana si sarà ripresa a sufficienza e – soprattutto – quanto l’upstream algerino sarà in grado di tenere il passo, nonostante gli investimenti esteri negli ultimi anni siano stati inferiori alle attese.

La capacità di importazione delle infrastrutture e il livello di utilizzo medio nel 2015

Consumi di gas in Italia: 2015 di nuovo in positivo

Dopo quattro anni di contrazione ininterrotta, torna il segno positivo per i consumi di gas in Italia. Secondo i dati di Snam Rete Gas, il totale immesso sulla rete è stato di 65,4 Gmc, 5,4 Gmc in più rispetto al 2015 (+9%). Il dato resta però inferiore al 2013 (-2,5 Gmc, -4%) e soprattutto al 2008, ossia al livello pre-crisi (-17,2 Gmc, -21%).
I consumi di gas in Italia e le variazioni rispetto all’anno precedente

A far registrare l’aumento più significativo è stato il settore termoelettrico, che ha consumato 20,2 Gmc, +2,9 rispetto al 2014 (+17%), grazie soprattutto a una lieve ripresa della domanda di elettricità e al netto calo dell’offerta idroelettrica. I consumi del settore termoelettrico sono stati nel complesso analoghi al 2013, ma sono rimasti ancora distantissimi dai livelli del 2008 (-12,5 Gmc, -38%), quando si erano attestati a 32,7 Gmc.
L’andamento dei consumi di gas in Italia per settore

Andamento positivo anche per il settore residenziale (che include anche le piccole attività commerciali), che grazie a un primo trimestre relativamente freddo ha fatto registrare consumi annui pari a 30,6 Gmc (+2,5 Gmc, +9% rispetto al 2014). Un livello in ogni caso inferiore, sebbene non di molto, sia al 2013 (-2,4 Gmc, -7%) sia al 2008 (-2 Gmc, -6%).

Debolmente negativa invece la tendenza per il settore industriale, che nel corso dell’anno ha consumato 12,4 Gmc, in lieve contrazione sia rispetto al 2014 (-0,4 Gmc, -3%) sia rispetto al 2013 (-0,4 Gmc, -3%). Più marcata la riduzione della domanda rispetto al 2008, quando i consumi erano stati pari a 14,2 Gmc (-1,8 Gmc, -13%).

Relativamente stabili in valore assoluto, infine, gli altri consumi (esportazioni, consumi di sistema, reti di terzi), pari a 2,2 Gmc, in aumento rispetto al 2014 (+0,5 Gmc) e al 2013 (+03 Gmc), ma in contrazione rispetto al 2008 (-0,8 Gmc).

L’andamento dei consumi di gas in Italia per settore

Per quanto riguarda la distribuzione dei consumi durante l’anno, la forte stagionalità della domanda residenziale per riscaldamento si è confermata l’elemento dominante, con consumi nel primo trimestre prossimi a valori doppi rispetto a quelli del secondo e del terzo.

L’andamento e la composizione dei consumi trimestrali di gas in Italia

Nel complesso, il mercato italiano del gas sembra finalmente aver imboccato un sentiero di ripresa della domanda, anche se il ritorno ai volumi pre-crisi è tutt’altro che scontato. Nel settore termoelettrico, infatti, le rinnovabili sussidiate hanno eroso quote di mercato a tutte le fossili in modo strutturale (tanto che forse il gas potrebbe guadagnare nuovi spazi più ai danni del carbone che delle rinnovabili).

Parimenti, nel settore residenziale l’aumento dell’efficienza energetica degli edifici e delle caldaie sta riducendo strutturalmente la domanda, anche considerando che la popolazione non cresce più in misura marcata (e senza contare gli effetti di un eventuale cambiamento climatico sulla rigidità degli inverni, ancora tutti da valutare).

Nel settore industriale, infine, una parte della domanda sembra essersi persa definitivamente con l’ondata di deindustrializzazione immediatamente successiva alla crisi economica del 2009, mentre la solidità della domanda residua è messa alla prova dagli aumenti di efficienza nei processi produttivi.

La ripresa della domanda sembra possibile, soprattutto se la ripresa economica si confermerà nel corso del 2016, anche se prevedibilmente seguirà un ritmo decisamente più lento rispetto al crollo degli anni passati. Snam Rete Gas, d’altronde, già a marzo 2015 indicava nel proprio piano decennale un ritorno dei consumi a 74,8 Gmc, ma solo nel 2024.

NB: i dati in questo blog sono riportati a 39 MJ/mc, mentre SRG li riporta a 38,1 MJ/mc: qui la spiegazione.

Report Rai 3: al di là del polverone, il livello di approfondimento migliora, ma un libro di economia dell’energia sarebbe utile

Milena-GabanelliIl 13 dicembre scorso Report, la nota trasmissione d’inchiesta di Rai 3, è tornata a parlare di energia, sollevando un polverone per le accuse mosse ad Eni, relativamente a una presunta tangente per ottenere i diritti di sfruttamento di un giacimento nigeriano (servizio: La Trattativa). Continua la lettura

I Paesi OPEC e l’altalena della rendite da esportazione

prezzi del greggio stanno facendo registrare in questi giorni continui record negativi, dovuti a un eccesso di offerta sui mercati internazionali e al rafforzamento del dollaro. Dopo anni di quotazioni sopra quota cento e la forte discesa iniziata a metà dell’anno scorso, i prezzi sotto quota 40 dollari stanno colpendo duro le economie dei Paesi esportatori di petrolio.

Il dato è particolarmente evidente guardando ai Paesi OPEC. Secondo quanto riportato da MEES, tra il 2013 e il 2015 il valore totale delle rendite annue da esportazione dei Paesi del cartello si è ridotto di 598 miliardi di dollari, più che dimezzandosi. E le attese per il 2016 sono di un’ulteriore contrazione di 118 miliardi.

Il controvalore delle rendite da esportazione petrolifera

Il peso della riduzione delle rendite si può apprezzare meglio se valutato in rapporto al valore complessivo del PIL.

L’incidenza delle rendite da esportazione petrolifera sul PIL
Per il momento i Paesi OPEC mediorientali hanno risorse sufficienti a reggere il contraccolpo, ma senza un ritorno in tempi non troppo lunghi a livelli di prezzo più alti la necessità di tagliare la spesa pubblica potrebbe diventare un problema vitale per tutti gli stati della Penisola araba.

Stop al gas russo verso l’Ucraina: nessun problema per l’UE

Ukraine stops buying Russian gas, but Gazprom says it cut off serviceArriva il freddo e immancabilmente ritorna il tira e molla sulle forniture del gas tra Kiev e Mosca. I consumi giornalieri aumentano e parte del mercato europeo – tra cui l’Italia – continua a dipendere dal transito del gas russo attraverso l’Ucraina. Una situazione che conferisce al governo di Kiev un potere di ricatto, paradossalmente aumentato dalla crescente dipendenza del nuovo governo ucraino dal sostegno internazionale. La debolezza strutturale delle finanze pubbliche ucraine e la necessità per i governi europei di non mostrare pentimento per il sostegno al cambio di regime del 2014 legano infatti le mani alle parti.

L’operazione era già riuscita l’anno scorso, quando il governo di Kiev era riuscito a farsi pagare dall’Europa 3,1 miliardi di dollari per saldare i debiti con Gazprom più altri 1,5 miliardi per pagare in anticipo il gas russo destinato al mercato ucraino. Lo scopo per l’UE era quello di evitare che Naftogaz, non ricevendo più gas da Gazprom per via della morosità, si rifacesse utilizzando il gas destinato ai clienti europei stoccato nei giacimenti della parte orientale del Paese.

Ukrainian Gas Pipelines (© National Gas Union of Ukraine)

A inizio ottobre di quest’anno, la storia si è ripetuta. Naftogaz ha ricevuto un nuovo contributo europeo di 500 milioni, serviti per comprare 2 Gmc di gas russo necessari a riempire gli stoccaggi. A staccare l’assegno, la Banca Europea degli Investimenti e la Banca Mondiale.

In parallelo agli esborsi europei per pagare le importazioni di gas ucraine procede, peraltro, il sostegno fornito a Kiev dal Fondo Monetario internazionale, che ha già trasferito 10 miliardi di dollari , a cui si aggiungeranno altri 7,5 miliardi se saranno adottate almeno in parte le riforme richieste, tra cui la revisione dei prezzi del gas ai clienti finali.

La notizia di ieri dell’interruzione da parte di Naftogaz dell’acquisto di gas da Gazprom è collegata al fatto che il governo di Kiev ha finito i soldi per pagare nuove forniture. A differenza di quanto avrebbe detto Alexei Miller, però, non ci saranno problemi per l’approvvigionamento europeo di gas.

 consumi di gas in Ucraina e la capacità di stoccaggio utilizzata

Il fabbisogno ucraino di gas è infatti crollato a causa della crisi economica: nei primi otto mesi del 2015, l’Ucraina ha consumato il 30% di gas in meno rispetto allo stesso periodo del 2014. E si tratta del quarto anno consecutivo di calo. Dato che la produzione interna ucraina è rimasta invariata, la necessità di gas importato è fortemente diminuita.

Allo stesso tempo, gli stoccaggi ucraini a fine ottobre erano più pieni dell’anno scorso e a livelli analoghi a quelli del 2013. Non sembrano dunque esserci, come nel corso dell’ultimo inverno, le condizioni affinché si presentino problemi nella stabilità dei flussi di gas russo verso l’UE.

Per Gazprom, è naturale gridare all’allarme per ricordare ai governi europei la rilevanza del transito attraverso la rete ucraina. Per il governo di Kiev, la bandiera della sicurezza energetica europea è un utile strumento per chiedere nuovo sostegno agli sponsor europei. Per i governi europei, dunque, occorre sangue freddo e la capacità di immaginare misure affinché il ricatto ucraino non si ripresenti – puntuale – anche nei prossimi autunni.