FT – E se a comprare Saudi Aramco fosse la Cina?

FT - Will China buy Saudi Aramco?

Nick Butler ha pubblicato questa mattina sul FT un’ipotesi che girava nell’aria da qualche tempo: il fatto che alla storica privatizzazione del 5% di Saudi Aramco, prevista forse già per il 2018, non siano azionisti sulla borsa di Londra o New York, ma il Governo cinese.

L’operazione varrebbe 100 miliardi di dollari secondo i sauditi, tra 44 e 55 secondo il FT. In ogni caso, una cifra ampiamente alla portata della disponibilità liquida di Pechino e del volume di investimenti esteri delle sue aziende, considerando che il flusso di acquisizioni cinesi nel primo semestre è stato pari a 48 miliardi di dollari.

Secondo Butler, l’operazione sarebbe plausibile in quanto la Cina, con una produzione domestica destinata a calare, ha consumi petroliferi destinati a crescere costantemente, soprattutto per quanto riguarda la mobilità: nonostante lo sforzo a favore dell’auto elettrica, nel Paese sono arrivati sulle strade 24 milioni di veicoli nuovi nel solo 2016.

Con 8,4 Mbbbl/g già oggi è il secondo importatore al mondo dopo l’UE (11,5 Mbbl/g) e nel medio periodo diventerà quasi certamente il primo mercato globale, sia per dimensioni sia per volumi importati. Assicurarsi una quota di Saudi Aramco aprirebbe la porta a nuovi accordi bilaterali sino-sauditi, anche nel settore della raffinazione.

Resta tutta da valutare l’accettabilità politica delle conseguenze, sia per i sauditi (che farebbero un deciso passo a est nella ricerca di un nuovo protettore), sia per i cinesi (che si troverebbero invischiati ancora di più nelle dinamiche mediorientali, a dispetto delle loro politiche di basso profilo), sia per gli statunitensi (che si troverebbero sfidati pesantemente nella propria egemonia sul Golfo, con buona pace della dottrina Carter).

Che si tratti di una boutade funzionale alle trattative sulla quotazione (la piazza di Londra sembrava avvantaggiata rispetto a New York, la pubblicazione dell’ipotesi cinese potrebbe suonare da sveglia per l’Amministrazione di Washington) o di un’ipotesi in qualche modo fondata, la centralità del bacino atlantico per il mercato globale è ormai nei libri di storia. Resta da capire se la struttura di mercato globale e le istituzioni internazionali (IEA in primis) saranno in grado di fare posto ai nuovi grandi consumatori (Cina e India) mantenendo l’efficienza e la flessibilità mantenute nei decenni passati.

NATO – Serie sull’energia nei conflitti

Segnaliamo due reports della serie Energy in Conflict, del Centro di Eccellenza NATO sulla Sicurezza energetica.

Energy in Conventional Warfare

Il primo, Energy in Conventional Warfare, ricostruisce il ruolo dell’energia nei conflitti convenzionali, con un excursus storico che parte dai due conflitti mondiali, attraversa la Guerra fredda e giunge fino alle operazioni della Prima guerra del Golfo e ai bombardamenti occidentali in ex-Jugoslavia nel 1999.

Nella serie dei casi analizzati, emerge l’importanza crescente delle fonti energetiche come obiettivo primario delle operazioni belliche e, al contempo, l’inevitabile aumento della precisione e dell’impatto degli attacchi miranti a danneggiare le infrastrutture energetiche più rilevanti.

Energy in Irregular Warfare

Il secondo, Energy in Irregular Warfare, ripercorrere una lunga casistica di attacchi (compiuti o progettati) contro le infrastrutture energetiche, suddividendoli in guerra asimmetrica e guerra non convenzionale.

Nel primo gruppo rientrano gli atti di terrorismo (essenzialmente islamista, nella casistica riportata) e le ribellioni (in Irlanda del Nord, Colombia, Beluchistan, Nigeria). Alla guerra asimmetrica sono invece ricondotti i casi di sabotaggio (sovietico) e quelli di attacco cyber.

Europarlamento – Scheda di sintesi su Gazprom

Segnaliamo una scheda di sintesi, predisposta per il servizio ricerche del Parlamento europeo, sul Nord Stream 2. Il progetto è tornato recentemente al centro dell’attenzione, questa volta per i possibili effetti delle sanzioni statunitensi alla Russia e per la ferma reazione europea all’ipotesi.

La scheda è un documento equilibrato, ricco di links e di riferimenti per farsi un’idea iniziale sull’infrastruttura ed eventualmente approfondirne i diversi aspetti.

Gazprom's controversial Nord Stream 2 pipeline

La geopolitica delle rinnovabili

The Geopolitics of Renewable EnergySegnaliamo uno studio congiunto di Meghan O’Sullivan (Harvard), Indra Overland (NUPI) e David Sandalow (Columbia) dedicato ai risvolti geopolitici della diffusione delle fonti rinnovabili.

Gli autori evidenziano, in particolare, sette meccanismi attraverso cui le rinnovabili possono influenzare la geopolitica:

  • approvvigionamento di nuove materie prime, fondamentali per le nuove tecnologie energetiche (come litio, cobalto, indio), la cui diffusione geografica e i cui processi produttivi sono profondamente diversi da quelli delle materie prime energetiche tradizionali;
  • nuova “maledizione delle risorseper i Paesi esportatori delle materie prime indispensabili per le nuove tecnologie energetiche;
  • riduzione della domanda di petrolio e gas, con un impatto diretto sui Paesi produttori e sulle loro prospettive di sviluppo;
  • struttura delle reti elettriche, che per rispondere ai nuovi tipi di generazione dovranno essere adeguate, con profonde implicazioni anche sul piano internazionale;
  • riduzione del cambiamento climatico e delle sue conseguenze, anche in termini di instabilità regionali indotte da fattori climatici;
  • accesso energetico e riduzione della povertà energetica, grazie alla diffusione della generazione distribuita a basso costo;
  • rapporto tra tecnologia e finanza, basato sulla digitalizzazione e sulle potenzialità di strumenti di mercato avanzati per rendere più rapida ed efficiente la diffusione delle rinnovabili, determinando anche un significativo vantaggio competitivo per i Paesi che si muoveranno per primi.

GME – La lunga strada verso un’Europa più sicura

GME - Newsletter 105, 06/2017Segnaliamo l’articolo di Claudia Checchi, Andrea Coletta e Roberta d’Alessandro (REF-E) dal titolo La lunga strada verso un’Europa più sicura, pubblicato sulla newsletter di giugno del GME.

Il contributo fa il punto in modo efficace e sintetico sulla proposta di regolamento europeo sulla sicurezza degli approvvigionamenti di gas (che dovrebbe sostituire il Regolamento 994/2010) e sulle principali questioni aperte. Particolarmente significativi due passaggi:

  • “Un considerevole punto di svolta è segnato dal superamento di una definizione rigida di volumi di solidarietà, potendo ammettere sotto tale definizione, secondo la nuova proposta, anche le forniture ai termoelettrici, fino ad ora escluse dalla tutela. Per il nostro Paese e per quelli fortemente dipendenti da generazione elettrica a gas, potrebbe essere una rilevante modifica idonea a garantire un efficace livello di sicurezza per l’intero sistema energetico nazionale.”

  • “La maggiore titolarità riconosciuta alle autorità nazionali e alla Commissione è un passo verso la maggior trasparenza, anche se, ai fini del risk assessment, la definizione non chiara dell’autorità competente a cui comunicare modifiche o nuove contrattualizzazioni potrebbe pregiudicare notevolmente la solida costruzione di una raccolta delle informazioni contrattuali rilevanti, nonché una valutazione corretta del rischio di approvvigionamento di un paese e della regione.”

Per completezza – visto che nel testo è citato più volte – segnaliamo anche il Piano d’emergenza vigente nel nostro Paese, ai sensi del Regolamento 994/2010.

 

MiSE – Aperta la consultazione pubblica sulla SEN

MiSE - Aperta la consultazione pubblica sulla SEN2017Segnaliamo che il Ministero dello sviluppo economico ha pubblicato questa mattina il documento di consultazione per la versione 2017 della Strategia energetica nazionale (elaborata in collaborazione con il Ministero dell’ambiente), a cui tutti gli interessati avranno un mese di tempo per rispondere con eventuali osservazioni.