EU Reference Scenario 2016

eurs2016La Commissione europea ha pubblicato la versione aggiornata dell’EU Reference Scenario, lo strumento di analisi utilizzato a livello europeo come punto di riferimento per valutare l’impatto delle scelte di politica energetica e ambientale.

I documenti più importanti della versione 2016 sono:

Che si condividano o meno i presupposti o le finalità della modellizzazione, una lettura obbligata per gli addetti ai lavori.

GNL: il gas americano arriverà per davvero in Europa?

Tra le tante conseguenze, la caduta dei prezzi del petrolio ha anche causato una drastica riduzione dei prezzi del GNL in Asia, fortemente indicizzati alle quotazioni del greggio. Se fino all’anno scorso era piuttosto normale trovare prezzi asiatici anche del 50% più alti di quelli europei, a partire dall’inizio dell’anno la situazione è cambiata, complice – almeno temporaneo – il rallentamento delle economie asiatiche.

L'evoluzione dei prezzi del gas in Asia, Europa e Nord America

Questa nuova situazione ha cambiato alcune dinamiche di breve e di medio periodo. In primo luogo, per gli operatori europei non sarà più possibile riesportare parte del GNL importato, come successo negli anni scorsi (8 Gmc nel 2014) grazie alla differenza di prezzo, che consentiva di coprire i costi del trasporto in Asia e di fare margine.

In secondo luogo, sempre a causa della minore attrattività dei prezzi asiatici, non è più così scontato che gran parte delle esportazioni di gas nordamericane prendano la via dell’Asia. Se i prezzi asiatici e quelli europei resteranno così vicini, infatti, gli operatori statunitensi potrebbero trovare più conveniente mandare una quota significativa delle esportazioni in Europa, trasformando quella che era poco più che una boutade politica in un flusso commerciale di una qualche consistenze. Nulla in grado di rimpiazzare il gas russo, ma di certo un contributo all’aumento della competitività del mercato europeo.

Sul tema, segnalo un mio articolo pubblicato dall’Osservatorio energia dell’ISPI.

La crisi del settore della raffinazione in Europa

ISPI - 2014 in refining: Europe is ailing, Italy is worseDue giorni fa è stato segnalato un post di Simona Benedettini sul mercato della capacità inglese. Oggi, vi rimando al secondo post apparso sul nuovo Osservatorio energia dell’ISPI.

Il pezzo, firmato da Matteo Villa, fa il punto della situazione sull’andamento del settore della raffinazione del petrolio in Europa e tratteggia un quadro piuttosto fosco.

Dalla crisi finanziaria del 2008 in poi l’Europa ha visto le proprie raffinerie fronteggiare da un lato il calo della domanda interna e dall’altro la crescente competizione dei produttori extra-UE, col risultato che i margini si sono notevolmente ridotti e si è registrata la chiusura di alcuni stabilimenti, non ultimo nel nostro paese.

Insomma, anche la raffinazione soffre nel Vecchio continente dell’eccesso di capacità e della mancata crescita dell’attività economica. Da sette anni ormai, il Pil europeo è stagnante e grazie alla maggiore efficienza la domanda di energia non può che essere in calo.

In questo contesto negativo, il calo dei prezzi del greggio degli ultimi mesi può dare una temporanea boccata d’ossigeno, ma non è affatto sicuro che questa cosa durerà a lungo e che i problemi del settore si ridimensioneranno. Anzi, il dato strutturale è che senza politiche adeguate la UE rischia davvero di perdere un settore economico storicamente molto importante.

Sanzioni alla Russia: corsi e ricorsi storici

NYT - Reagan Lifts Sanctions On Sales For Soviet Pipeline; Reports Accord With AlliesSpesso rileggersi i giornali del passato è un esercizio molto utile per capire le dinamiche del presente. Tra i tanti precedenti storici, le sanzioni imposte quest’anno dagli Stati Uniti alla Russia per via delle vicende ucraine ne hanno uno particolarmente interessante: le sanzioni imposte all’Unione Sovietica da Reagan nel 1981, in risposta all’introduzione della legge marziale in Polonia.

Le sanzioni colpivano in primo luogo l’esportazione di tecnologia necessaria all’ampliamento della rete di gasdotti diretti in Europa occidentale. E molta della retorica di allora sulla dipendenza europea dall’impero del male sembra riecheggiare nei giornali di oggi.

Per fare un viaggio nel tempo, suggerisco la lettura di questo articolo del New York Times del 13 Novembre 1982, il giorno in cui le sanzioni all’Unione Sovietica furono ritirate. L’articolo si chiude con questo istruttivo passaggio:

Martin S. Feldstein, the chairman of the President’s Council of Economic Advisers, said the sanctions had ”worked temporarily.” ”I think we have inflicted some pain,” he said, ”but we were also creating some side effects for our allies and ourselves so it was an inefficient way to penalize the Russians. We were hurting the allies and ourselves.”

The pipeline project, which is due to become a major source of Western currency for the Soviet Union by the end of the decade, was never seriously threatened by the sanctions, officials have said, but the sanctions did have the effect of making it more expensive for them.

A futura memoria.

Sicurezza energetica e potenza di calcolo

Cordis - Progetto sulla sicurezza energetica ottiene l'accesso a un super computer per la prossima fase della ricercaL’importanza dei sistemi informatici per la sicurezza energetica passa anche per una dimensione poco nota ma fondamentale: la simulazione del funzionamento della rete elettrica, per valutarne capacità, vulnerabilità e resilienza.

Le reti elettriche sono sempre più complesse e con dinamiche sempre più difficili da prevedere in anticipo. Le rinnovabili intermittenti aumenteranno infatti il proprio peso, rendendo più instabile l’offerta.

Allo stesso tempo, la domanda sarà sempre meno controllabile, anche a causa della frammentazione dei mercati e del minor peso dei grandi consumatori. Inoltre la crescente difficoltà nel costruire nuove linee aeree densamente popolate rende più arduo aumentare la resilienza attraverso l’aumento di infrastrutture.

In questo contesto, i gestori di rete e i decisori politici hanno come strumento principale la capacità di prevedere il funzionamento del sistema per adottare tempestivamente le contromisure necessarie.

Le reti europee sono già oggi strettamente interconnesse e dunque occorre simulare quantità di variabili enormi a livello continentale: una sfida tecnica con pochi paragoni, a cui è dedicato il progetto europeo iTesla, che mira a fornire strumenti previsionali utili ai gestori di rete europei.

La notizia dell’allocazione di 9,7 milioni di ore-processore di accesso alle strutture di PRACE, la rete di supercomputer europea, è dunque particolarmente importante non solo perché consentirà al progetto di avere risultati migliori, ma soprattutto perché evidenzia ancora una volta l’importanza della dimensione puramente europea del nodo più critico della sicurezza energetica nazionale, quello della rete elettrica.

Non solo le reti elettriche europee, latinamente, simul stabunt vel simul cadent, ma nessun operatore nazionale dispone di potenza di calcolo sufficiente a far fronte alle sfide di domani.

Sul tema, segnalo anche il workshop di presentazione dei risultati del progetto AFTER, previsto a Roma per fine mese.

Il prezzo del greggio in discesa: un sollievo per l’Europa

Petrolio, l’Arabia Saudita dichiara la guerra dei prezzi. E il Brent crollaAspettando che sui riflessi geopolitici commenti meglio Matteo, vi segnalo questo articolo del Sole24Ore in cui si accenna a una possibile guerra dei prezzi in campo petrolifero, con l’Arabia Saudita che da alcuni mesi starebbe tagliando i prezzi di vendita del suo greggio.

Mi preme sottolineare tuttavia una cosa: perché si accenna al fatto che la deflazione che preoccupa l’Europa potrebbe peggiorare?

In quanto zona che importa in larga parte il petrolio dall’estero, l’Europa non può che beneficiare di un minor prezzo di questa importante materia prima.

Certo, chi produce petrolio in Europa o suoi sostituti immediati o attrezzature per l’industria petrolifera potrebbe vedere la propria situazione peggiorare, ma tutti gli altri attori economici dovrebbero semplicemente vedere ridursi i propri costi di produzione, lasciando inalterati o addirittura crescenti i loro margini di guadagno (che potrebbero essere spesi per accrescere la domanda interna di beni e servizi, anziché quella esterna di materie prime). Forse potrebbero essere danneggiate anche alcune imprese che esportano soprattutto in Paesi produttori di petrolio.

Ma nel complesso l’Europa dovrebbe avvantaggiarsene.