Il petrolio non convenzionale come fenomeno statunitense

The Shale Oil Boom: A U.S. PhenomenonSegnalo un nuovo paper di Leonardo Maugeri The Shale Oil Boom: A U.S. Phenomenon, dedicato tra a ricostruire il panorama del non convenzionale statunitense e a esplorare i fattori che ne rendono difficilmente replicabile il modello in altri Paesi.

Tra i più importanti, oltre alla dotazione geologica, vi sono la disponibilità di attrezzature, la scarsità di popolazione, la miriade di imprese comptitive e proponse al rischio e i diritti di proprietà delle risorse sotterranee (che negli Stati Uniti sono del proprietario del suolo).

Il testo contiene anche qualche interessante spunto di riflessione in ambito geopolitico.

 

Greggio: Scaroni prevede prezzi in calo

FT - Tough oil pricing ahead, says Eni chiefIn un’intervista sul Financial Times, Paolo Scaroni si è allineato alle previsioni ribassiste sulle quotazioni del petrolio, riconoscendo apertamente che è «più probabile che [il prezzo del greggio] vada su che non giù», a meno che non si registri un inatteso boom nell’economia mondiale.

L’orizzonte temporale indicato è quello tra due e cinque anni e i principali drivers saranno la domanda debole e l’arrivo sul mercato di nuova capacità produttiva.

Se la previsione è certamente mainstream, più interessante appare il ragionamento relativo alle dinamiche di prezzo innescate dall’anomalia del gas da argille statunitense, che costa molto meno (4 USD) del greggio (16 USD) a parità di potere calorifico (MBTU).

Prezzi così bassi stanno creando un’importante finestra di opportunità di mercato per il gas anche nel settore trasporti, tradizionale roccaforte dei consumi petroliferi. Il passaggio al metano di intere flotte commerciali potrebbe ridurre la domanda petrolifera, innescando un ulteriore spinta ribassista per il greggio.

Questo scenario si manterrebbe plausibile anche con prezzi del gas in netto aumento e quotazioni del greggio in discesa, dato l’enorme divario esistente e la naturale inerzia dei livelli di domanda.

Per quanto riguarda l’impatto del calo delle quotazioni del greggio sugli operatori, Scaroni sottolinea come – nonostante l’impatto negativo sui bilanci – le grandi multinazionali abbiano margine per restare sul mercato. Nel caso di Eni, Scaroni indica che la società potrebbe affrontare prezzi in caduta fino a 45 USD al barile.

Il dubbio è che possano farlo i Paesi produttori, ma questa è un’altra storia.

 

Indipendenza energetica? Attenzione ai produttori

NYT - The Dark Side of Energy IndependenceLa conseguenza globale della crescente produzione non-convenzionale statunitense e della tanto agognata indipendenza energetica? Più instabilità politica nel sistema internazionale.

Questa è la chiave di lettura proposta da Benjamin Alter e Edward Fishman nel loro editoriale The Dark Side of Energy Independence, pubblicato sul New York Times il 28 aprile.

Il legame tra questi due fenomeni sarebbe, manco a dirlo, il prezzo del petrolio. Un aumento della produzione domestica statunitense produrrebbe pressioni ribassiste sul prezzo del greggio, per il quale alcuni analisti si spingo a prevedere un ritorno verso quota 50 dollari  al barile nei prossimi due anni (oggi siamo intorno a quota 100).

Prezzi così bassi sarebbero ossigeno per l’economia americana (meno per quelle europea e giapponese, come nota giustamente Macello Colitti su Staffetta Quotidiana), ma sarebbero una maledizione per molti Paesi produttori, dipendenti dai proventi delle esportazioni di greggio.

I Paesi del Medio Oriente sono l’esempio più evidente: difficile pensare un’Arabia Saudita immune alle primavere arabe senza i ricchi proventi del petrolio con quotazioni alle stelle. Stesso discorso per altri Paesi dell’area, a cominciare dal Bahrein, dove ha base la V flotta statunitense.

Un caso forse perfino più preoccupante sarebbe però quello della Russia: il sistema politico creato da Putin basa la propria stabilità economica sulle rendite delle esportazioni energetiche, in maggioranza petrolifere (ma anche il prezzo del gas russo è collegato tramite i contratti indicizzati, per l’eventuale gioia dei grandi clienti europei di Gazprom).

Un calo repentino del prezzo del greggio avrebbe effetti devastanti: basti pensare che il bilancio federale è previsto in pareggio nei prossimi anni solo con il petrolio sopra i 100 dollari. Prezzi internazionali pari alla metà comprometterebbero il relativo benessere raggiunto dalla Russia in questi anni e, al limite, la sua stabilità politica.

Le probabilità di una discesa dei prezzi tanto repentina sono basse, ma nel caso gli effetti promettono di essere davvero globali. A futura memoria.

Gli Stati Uniti adottano il Brent

L'EIA abbandona il WTI a favore del BrentIl mondo cambia e a volte perfino gli Stati Uniti si devono adattare. La Energy Information Administration (EIA) ha annunciato che abbandonerà il Western Texas Intermediate (WTI) come prezzo di riferimento per le sue analisi e previsioni, in favore dell’europeissimo Brent (Reuters).

La decisione è stata presa perché il prezzo del WTI è penalizzato dal fatto formarsi a Cushing (Oklahoma), dove l’assenza di un’adeguata capacità di trasporto ha finito col distorcere le quotazioni.

La scelta dell’EIA segue una migrazione già avvenuta negli anni passati da parte di molte grandi aziende, finanziarie e non, verso le quotazioni del Brent, che è diventato sempre più liquido e più affidabile come punto di riferimento per tutti gli operatori mondiali.

La scelta in realtà non avrà conseguenze di rilievo per l’economia statunitense, trattandosi di un cambio solo di un’unità di riferimento. Si tratta sopratttutto di un cambio simbolico, che per una volta vede l’Europa ancora al centro del mondo.

 

Russian Oil and Gas Sector: Political and Economic Prospects

Russian Oil and Gas Sector: Political and Economic ProspectsEnergy sector has a pivotal role for the economy and the political system of the Russian Federation.Oil and gas industry provides a quarter of the GDP, two thirds of the exports and half of the budget income. As a result, Russian economy and Government expenditures rely on high oil price. A sudden drop would bring to a deep economic crisis, with unpredictable consequences.

Oil and gas companies played also a political role in during the last decade. Putin strategy included a strong reaffirmation of the Government’s control over the main energy companies. In order to cope with the current and future challenges, Russian leadership needs to promote a multi-level diversification, which could lead to a more stable and resilient economic and political system.

La mia analisi dal titolo Russian Oil and Gas Sector: Political and Economic Prospects all’interno dell’ISPI Study The Economic Challenges of Current Russia.