Eni – World Oil and Gas Review 2016

Eni - WOGR2016Eni ha recentemente pubblicato la versione 2016 della World Oil and Gas Review. L’annuario raccoglie i dati relativi alla produzione, al consumo e ai flussi commerciali di petrolio e gas naturale.

Come di consueto, particolarmente interessanti la terza e la quarta parte della WOGR, dedicate rispettivamente alla qualità della produzione di greggio e alle attività raffinazione. Un unicum tra le fonti aperte e uno strumento particolarmente prezioso per studiare i mercati petroliferi.

WSJ – Idrocarburi: i costi di produzione in dettaglio

Il prezzo di un barile di petrolio è – con buona approssimazione – globale, ma il costo di produzione degli idrocarburi varia molto da un Paese all’altro. A variare a seconda del produttore possono essere gli investimenti necessari, i costi operativi, i costi di trasporto e le tasse.

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Il WSJ, riprendendo i dati di Rystad, ha pubblicato un articolo che riporta la composizione del costo d produzione di gas e petrolio dei principali produttori.

Focus trimestrale sicurezza energetica – Q3 2016

focus_27_2016È stato reso pubblico il focus sulla sicurezza energetica relativo al terzo trimestre del 2016, realizzato per l’Osservatorio di Politica Internazionale (Senato, Camera e MAE).

Dopo un primo capitolo dedicato all’analisi del contesto globale, il secondo capitolo del Focus è dedicato all’analisi comparata degli Stati europei, con particolare attenzione al gas naturale e al suo approvvigionamento. Questi due capitoli sono realizzati dal sottoscritto.

Il capitolo terzo è invece dedicato all’offerta e, nello specifico, alle politiche dei Paesi produttori di gas naturale e dei Paesi di transito dei gasdotti attualmente in funzione o in fase di progettazione/realizzazione. Ai recenti sviluppi del sistema di infrastrutture di trasporto e alle prospettive di realizzazione di nuovi progetti è poi dedicato il capitolo quarto. Questi due capitoli sono realizzati da Carlo Frappi.

È presente infine un approfondimento di Michele Delera dedicato all’Algeria.

Focus trimestrale sicurezza energetica – Q1 e Q2 2016

Focus trimestrale sicurezza energetica - Q1 e Q2 2016È stato reso pubblico il focus sulla sicurezza energetica relativo al primo e secondo trimestre del 2016, realizzato per l’Osservatorio di Politica Internazionale (Senato, Camera e MAE).

Dopo un primo capitolo dedicato all’analisi del contesto internazionale, il secondo capitolo del Focus è dedicato all’analisi dei consumi energetici, con particolare attenzione al gas naturale e al suo approvvigionamento. Questi due capitoli sono realizzati dal sottoscritto.

Il capitolo terzo è invece dedicato all’offerta e, nello specifico, alle politiche dei Paesi produttori di gas naturale e dei Paesi di transito dei gasdotti attualmente in funzione o in fase di progettazione/realizzazione. Ai recenti sviluppi del sistema di infrastrutture di trasporto e alle prospettive di realizzazione di nuovi progetti è poi dedicato il capitolo quarto. Questi due capitoli sono realizzati da Carlo Frappi.

È presente infine un approfondimento di Federico Franchina dedicato alle relazioni commerciali Italia-Iran dopo le fine delle sanzioni internazionali.

Un GR dal futuro – La Turchia e l’approvvigionamento europeo

GR1 - 17/07/2016 - 19:00Forse grazie alle nuove risorse garantite dal canone in bolletta, la Rai manda in onda i GR del futuro. O almeno, così è parso di capire ieri sera.

Con ordine. Fallito golpe in Turchia. Analisi di rito sulle ricadute, con intervista nel corso del GR1 delle 19:00 (minuto 9:53) all’economista Giorgio Barba Navaretti. Preceduto da un’introduzione del giornalista che conduce l’edizione e fa riferimento alla strategicità della Turchia per l’Europa in quanto “corridoio di transito strategico per il gas e il petrolio verso l’Europa”. A rincarare la dose, ci pensa l’intervistatrice.

Letteralmente:

D: “La Turchia è uno degli snodi fondamentali anche per il gas e per il petrolio che arrivano in Europa. Potrebbe esserci un aumento dei prezzi a breve?”

R: “L’incertezza politica anche in questo caso può avere degli effetti sui prezzi. Se ci fossero, spero che siano degli effetti di breve periodo.
Quanto un’effettiva riduzione dei flussi di gas e di petrolio attraverso la Turchia, sono difficilmente ipotizzabili, a meno che non avvengano degli eventi politici davvero devastanti e catastrofici.”

Bene. Quindi, delle due, una: o siamo nel 2016 e il gas importato in UE attraverso la Turchia ammonta a meno di un miliardo di metri cubi (ossia lo 0,15% del gas consumato in UE), oppure ci troviamo nel 2026, quando il Corridoio meridionale del gas – l’insieme di gasdotti che porterà il gas azerbaigiano fino in Puglia, attualmente in costruzione – sarà ultimato. Allora, dovrebbe in ogni caso fornire il 2% di tutto il gas consumato in UE, ma transeat: in quel momento potrebbe perfino avere sul serio delle conseguenze per i prezzi in Sud Europa.

Quanto al petrolio, a onor del vero la Turchia è Paese di transito per l’esportazione di gran parte del petrolio azerbaigiano, per lo più diretto in UE (e soprattutto in Italia). Ma si tratta di quantità assolutamente marginali rispetto al mercato globale: 0,75 milioni di barili al giorno nel primo trimestre 2016, ossia lo 0,7% dei consumi mondiali. Non esattamente un quantitativo in grado di sbilanciare un mercato globale in eccesso strutturale di offerta.

Insomma, la Turchia non è esattamente un Paese-chiave per l’approvvigionamento europeo. Almeno, non oggi. E non fintanto che non sarà realizzato il Corridoio meridionale del gas.

Riserve petrolifere saudite: quanto sono grandi davvero?

Saudi Arabia's oil reserves: how big are they really? - KempSecondo un rapporto recentemente pubblicato da Rystad Energy e ripreso da FT, ci sarebbe più petrolio – contando riserve (provate, probabili e possibili) e giacimenti ancora da scoprire – negli Stati Uniti (264 Gbbl, miliardi di barili) che non in Russia (256) o in Arabia Saudita (212).

Metà delle riserve americane sarebbero formate da petrolio non convenzionale, a riprova dell’importanza dell’innovazione tecnologica nel rendere (economicamente) fattibile anche quanto prima non si considerasse come rilevante. Un qualunque grafico dei prezzi del greggio negli ultimi tre anni rende bene l’idea delle conseguenze, peraltro.

Le graduatorie sono utili a far notizia, ma nella sostanza non cambiano il dato di fatto che un terzo della produzione mondiale di petrolio si concentra in modo più o meno paritetico nei tre grandi produttori. E, date l’ordine di grandezza delle riserve di tutti e tre, è ragionevole immaginare che anche in futuro resteranno i principali produttori.

Parlando di riserve, in realtà, la questione più spinosa resta quella dell’affidabilità del dato relativo alle riserve saudite, come ha messo ben in evidenza John Kemp nel suo commento per Reuters. A partire dal 1982, dopo il completamento della nazionalizzazione di Saudi Aramco (1980), i dati relativi alla produzione e alle riserve campo per campo sono stati segretati e l’unico dato disponibile relativo alle riserve è stato quello ufficiale comunicato dal governo.

Nel corso degli anni ottanta questo dato è rimasto intorno ai 170 Gbbl, per poi passare improvvisamente – e senza spiegazioni dettagliate – a 255 Gbbl nel 1988 e 260 Gbbl nel 1989, restando da lì in avanti sostanzialmente stabili. A fine 2015 il dato era di 267 Gbbl.

Peccato che nel frattempo l’Arabia Saudita abbia prodotto 116 Gbbl, di cui 94 tra il 1989 e il 2015. Il che significa che ogni anno le riserve sono cresciute, di fatto per un aumento delle stime delle riserve nei campi esistenti, visto che grandi scoperte non sono state più fatte dopo il 1970.

La somma della produzione petrolifera e delle riserve provate saudite

L’ampliamento delle riserve, in primo luogo grazie al miglioramento tecnologico, è un dato normalissimo, sia chiaro. Ed è normale che il petrolio prodotto durante la vita utile di un giacimento sia superiore alle stime totali iniziali, anche grazie alla miglior comprensione della conformazione geologica. Quello che però lascia dubbiosi è la perfetta coincidenza numerica con cui le nuove riserve rimpiazzano la produzione.

In vista della maxi-quotazione del 5% di Saudi Aramco (valutata 2 miliardi di dollari), l’aspettativa è quella di una maggiore chiarezza circa le modalità di computo delle riserve: anche se non è chiaro quali saranno i diritti di proprietà dei nuovi soci sulle riserve saudite, almeno gioverebbe sapere a quanto ammontano davvero. E sarebbe un’ottima cosa anche per il resto del mondo, che a prescindere da chi siano gli importatori, da una maggiore trasparenza ha tutto da guadagnare.