Energia e politica: le lezioni degli anni ’80

Countershock/Counterrevolution. Energy and Politics in the 1980sSegnalo un’interessante conferenza organizzata dall’Università di Venezia Ca’ Foscari dal titolo Countershock/Counterrevolution. Energy and Politics in the 1980s, in programma dal 5 al 7 novembre.

I lavori saranno dedicati al tema del controshock petrolifero, ossia alla caduta dei prezzi del greggio registrata nella seconda metà degli anni Ottanta. Nonostante le profonde ricadute sul sistema internazionale, questa fase è sempre stata trascurata dall’analisi scientifica, soprattutto in confronto agli shock petroliferi degli anni Settanta.

In particolare, i lavori della conferenza cercano di rispondere a diverse domande: il petrolio ha continuato a essere al centro del sistema energetico a causa del crollo dei prezzi, o è vero (anche) il contrario? Il fattore geopolitico ha in qualche misura pesato sugli eventi e sulle scelte degli attori coinvolti? Quale è stato il ruolo delle imprese private nel ristabilire la centralità del petrolio e nel consentire la discesa dei prezzi? Quale è stata la relazione tra il controshock petrolifero e il trionfo della rivoluzione neoliberale di Thatcher e Reagan?

Tante domande, a cui è difficile dare una risposta univoca, ma sulle quali è certamente utilissimo riflettere.

SLIDES – I regimi sanzionatori contro i Paesi esportatori di energia

I regimi sanzionatori contro i Paesi esportatori di energia: i casi di Iran, Libia, Russia e SiriaSono disponibili qui le slides relative alla lezione «I regimi sanzionatori contro i Paesi esportatori di energia: i casi di Iran, Libia, Russia e Siria», tenuta martedì 20 ottobre presso l’Università degli Studi di Trento, nell’ambito del corso avanzato di diritto dell’Unione Europea «Sanzioni dell’Unione Europea e tutela giurisdizionale».

Le slides ricostruiscono brevemente i casi delle sanzioni imposte all’Iran (1979 e 2011), alla Libia (1992-2003), alla Russia (2014) e alla Siria (2011). Per ogni caso, sono analizzati la rilevanza per i mercati internazionali e per i Paesi sanzionatori, il livello di dipendenza dalle esportazioni energetiche e l’impatto delle sanzioni.

Questa lezione è il seguito della lezione Mercati energetici e regimi sanzionatori: gli aspetti strutturali, tenuta il 19 ottobre.

SLIDES – Mercati energetici e regimi sanzionatori: gli aspetti strutturali

Mercati energetici e regimi sanzionatori: gli aspetti strutturaliSono disponibili qui le slides relative alla lezione «Mercati energetici e regimi sanzionatori: gli aspetti strutturali», tenuta lunedì 19 ottobre presso l’Università degli Studi di Trento, nell’ambito del corso avanzato di diritto dell’Unione Europea «Sanzioni dell’Unione Europea e tutela giurisdizionale».

Le slides si focalizzano sul concetto di sanzione e sui limiti che i decisori politici incontrano nel formulare i regimi sanzionatori. In particolare, data la dipendenza dalle importazioni di gas e petrolio, le economie occidentali incontrano forti limitazioni sia nella portata delle sanzioni sia nel novero dei Paesi che è possibile sanzionare senza mettere a rischio la sicurezza energetica delle economie industrializzate.

Nondimeno, considerando che la grande maggioranza dei Paesi esportatori dipende dalle rendite derivanti dalle esportazioni ed è dunque molto vulnerabile rispetto a una loro riduzione, i regimi sanzionatori possono in alcuni casi rappresentare un elemento utile nell’ambito di un’azione più ampia.

Questa lezione è stata seguita dalla lezione I regimi sanzionatori contro i Paesi esportatori di energia: i casi di Iran, Libia, Russia e Siria, tenuta il 20 ottobre.

L’ISIS e il business del petrolio

FT - Inside Isis Inc: The journey of a barrel of oilIl petrolio rappresenta notoriamente una delle principali fonti di finanziamento delle attività dell’ISIS. Per chi volesse approfondire il funzionamento e i numeri di questo business, segnalo una dettagliata inchiesta dal titolo Inside Isis Inc: The journey of a barrel of oil, liberamente accessibile a tutti sul sito di FT e ricca di cartine (a cui si aggiunge anche l’articolo Inside Isis Inc: how oil fuels the jihadi terrorists).

Brevemente, l’ISIS controlla una produzione in Siria stimata in 30-40.000 bbl/g, pari al 10% della produzione siriana prima della guerra, a cui si aggiungono 8.000 bbl/g in Iraq. Volumi in assoluto modesti, che dopo il crollo del prezzo del greggio si stima rendano qualcosa come 1,5 milioni di dollari al giorno, ma fondamentali nel contesto dell’area.

Secondo quanto riportato, l’ISIS è coinvolto nelle attività di produzione e di raffinazione, ma dopo la raffinazione e la vendita all’ingrosso solitamente non è coinvolto nelle attività di scambio, vendita al dettaglio o contrabbando nelle aree al di fuori del proprio controllo, come il resto della Siria o la Turchia. Queste attività sarebbero lasciate agli intermediari, che commerciano i prodotti petroliferi per metà in Siria e per metà in Iraq.

Un elemento particolarmente interessante è che il petrolio non è raffinato solamente per farne dei prodotti per i veicoli. Una parte importante della produzione – quella a più bassa qualità – serve infatti a rifornire la miriade di generatori di elettricità che rappresentano praticamente l’unica fonte di corrente elettrica nell’area.

Come sottolinea l’articolo, le attività di raffinazione e vendita del petrolio non solo coinvolgono moltissimi commercianti e operatori che non sono dell’ISIS ma ci lavorano insieme e si guadagnano così da vivere, ma consentono anche di rifornire combustibile e di elettricità la popolazione dell’area controllata (circa 10 milioni), che altrimenti non avrebbe nemmeno gli elementi base della propria quotidianità.

Come ricorda l’inchiesta, la coalizione è restia a colpire le vie di commercio dei prodotti petroliferi per il fondato timore di alienarsi il consenso della popolazione locale. Se il calo dei prezzi del greggio ha ridotto la domanda al di fuori delle aree controllate dall’ISIS, il fabbisogno energetico della popolazione sotto il controllo del califfato resta un importante elemento economico e politico.

Aggiornamento: segnalo un’ulteriore parte dell’inchiesta, che riguarda la cooperazione tra la Siria e l’ISIS nella gestione di alcuni impianti elettrici, sopratutto alimentati a gas (Isis Inc: jihadis and Syria forced into Faustian gas bargain).

SLIDES – Energia e geopolitica: il ruolo delle rinnovabili

Energia e geopolitica: il ruolo delle rinnovabiliSono disponibili qui le slides relative al mio intervento «Energia e geopolitica: il ruolo delle rinnovabili», tenuta lunedì 12 ottobre a Firenze presso il Fondazione Cesifin Alberto Predieri, nell’ambito del dibattito Fonti energetiche rinnovabili: verso una politica energetica integrata.

L’intervento partiva dalla considerazione che parliamo di geopolitica dell’energia perché c’è una interdipendenza economicamente molto significativa tra importatori ed esportatori di fonti fossili. Il gas e il carbone sono importanti, ma in termini di controvalore il petrolio è dominante.

Geopolitica ed economia: il controvalore delle importazioni fossili (al loro delle esportazioni)

Se si guarda alle rinnovabili, nell’ultimo decennio si sono dimostrate un’alternativa concreta nel settore della generazione elettrica, pur dipendendo ancora in larga misura dai sussidi. Nella generazione le rinnovabili hanno così iniziato a competere con le centrali termoelettriche a carbone e gas, come apparso evidente in Europa.

Questa competizione non ha tuttavia toccato il petrolio, che è concentrato soprattutto nel settore dei trasporti. In questo settore, le rinnovabili non hanno invece al momento nessuna reale capacità competitiva: i mezzi elettrici sono limitati dall’assenza di batteria abbastanza potenti, anche trascurando il fatto che l’elettricità è ancora in maggioranza generata da fossili. I biocombustibili sono troppo onerosi e consumano attualmente troppo suolo per essere prodotti in scala sufficiente da sostituire in misura decisiva i derivati del petrolio.

L’impatto geopolitico delle rinnovabili è destinato a restare moderato in Europa e quasi nullo altrove fintanto che queste fonti non saranno in grado di competere in modo credibile nel settore trasporti, sostituendo il petrolio. E salvo salti tecnologici imprevedibili, questa prospettiva sembra ancora piuttosto distante.

SLIDES – Politiche energetiche e ambientali dell’UE

Politiche energetiche e ambientali dell'UESono disponibili qui le slides relative alla lezione «Politiche energetiche e ambientali dell’UE», tenuta sabato 3 ottobre presso il Nuovo Istituto di Business Internazionale della Camera di Commercio di Milano, nell’ambito del corso Business Focus Europa.

Le slides si focalizzano sul contesto globale dei consumi energetici, sull’andamento dell’approvvigionamento energetico delle principali economie europee e sulla sua dimensione economica. La dimensione ambientale è analizzata soprattutto come una variabile chiave per spiegare le scelte di politica energetica a livello europeo.