La UE sulla buona strada per centrare gli obiettivi al 2020

AEA - Politiche efficaci per raggiungere gli obiettivi UE in materia di clima ed energia 2020. Necessità di maggiore spinta per il 2030 Sulla scia dell’accordo raggiunto dal Consiglio europeo circa gli obiettivi energetici e climatici al 2030, l’Agenzia europea per l’ambiente (Aea) ha pubblicato un dettagliato rapporto in cui si mostra come la UE sia sostanzialmente in linea con gli obiettivi che 7 anni fa si è data per il 2020.

Scorrendo il testo si apprende che in base ai dati preliminari per il 2013, le emissioni di gas ad effetto serra sono state dell’1,8% più basse rispetto al 2012 e circa il 19% inferiori al livello di riferimento, rappresentato dal 1990. Supponendo che gli stati membri attuino appieno le norme già adottate, la Aea immagina che nel 2020 la UE supererà nettamente l’obiettivo che si è dato, facendo registrare un -24%.

Analogamente, per le fonti rinnovabili i dati definitivi del 2012 indicano che esse hanno già raggiunto una quota pari al 14,1% del consumo finale lordo di energia, 2 punti percentuali in più rispetto ai valori intermedi previsti dagli accordi europei. Anche qui, assumendo che gli stati continuino a impegnarsi e a rispettare i piani nazionali adottati, si prevede che nel 2020 la quota di rinnovabili nel mix energetico superi l’obiettivo europeo e si assesti attorno al 21%.

Meno positiva invece la situazione dell’efficienza energetica. Infatti, contrariamente a quanto si potrebbe dedurre leggendo velocemente l’executive summary o l’introduzione al capitolo dedicato e se si ha la pazienza di seguire le analisi tecniche, si comprende che attualmente la UE dovrebbe limitarsi a ridurre nel 2020 i propri consumi di energia del 18-19% rispetto all’andamento stimato nel 2007.

Nel 2012 i consumi di energia primaria (esclusi gli usi non energetici) sono stati pari a 1.585 Mtep, circa il 7,3% in meno di quelli registrati nel 2005, ma ancora molti di più dei 1.483 Mtep che rappresentano l’obiettivo finale. Tale obiettivo sembra al momento raggiungibile, ma ciò è dovuto al fatto che la crisi economica, ovviamente non prevista nel 2007, ha ridotto significativamente la domanda di energia negli ultimi anni (si stima che circa 1/3 della riduzione dei consumi sia imputabile alla crisi, mentre solo i rimanenti 2/3 siano dovuti a una migliore efficienza energetica dei processi produttivi, degli edifici, dei veicoli e degli elettrodomestici).

Insomma, la UE sta facendo bene anche e soprattutto per via della prolungata crisi economica. Come prova basta pensare alla Germania, uno dei paesi che meno ha sofferto economicamente in questi anni e che non a caso sta sforando gli obiettivi intermedi su emissioni e efficienza energetica, con buona pace della tanto osannata Energiewende.

Si verificasse la tanto agognata ripresa economica, la UE si troverebbe rapidamente a dover aumentare gli sforzi per raggiungere i propri obiettivi al 2020.

Politiche energetiche europee: nuovi obiettivi, vecchi errori

European Council (23 and 24 October 2014) Conclusions on 2030 Climate and Energy Policy FrameworkLe istituzioni europee hanno annunciato l’accordo sui nuovi obiettivi di politica energetica al 2030. Dopo mesi di negoziazioni, gli obiettivi annunciati sono in linea con quelli proposti all’inizio dell’anno dalla Commissione.

Il primo obiettivo è relativo alle emissioni di CO2: -40% delle emissioni rispetto ai valori del 1990. Con serena noncuranza del quadro economico, prosegue l’autolesionismo europeo: mentre infatti le emissioni crescono in quasi tutto il mondo e l’Europa diventa sempre più marginale, aumentano i costi per le sempre meno numerose industrie europee.

Se – ammettendo che il riscaldamento globale sia un problema e sia umano – il primo obiettivo è giusto ma inefficiente, il secondo è proprio sbagliato. Si continuano infatti a imporre crescenti livelli minimi di rinnovabili sui consumi finali, che in altre parole sono una previsione del fatto che le rinnovabili da sole non sono in grado di arrivare a quei livelli grazie alla loro competitività. E dunque devono essere imposte per legge, imponendo inefficienza economica.

Gli obiettivi di penetrazione delle rinnovabili al 2030 sono del 27%. Ma a livello europeo, senza obiettivi nazionali grazie alla resistenza di diversi Paesi, a cominciare da Polonia e Regno Unito. Come si farà davvero a far rispettare quel livello in assenza di responsabilità precise resta indefinito.

L’obiettivo potenzialmente più importante, quello dell’aumento dell’efficienza, ancora una volta è stato messo da parte e definito “indicativo”, ossia simbolico. Il valore di riferimento sarebbe un aumento del 27% rispetto all’evoluzione inerziale al 2030, ma senza obblighi e quindi (quasi) senza valore.

Una quarta misura molto importante è invece quella relativa alle interconnessioni elettriche tra le reti nazionali europee, che dovranno salire al 15% della potenza installata. Si tratta di una misura importante per aumentare l’integrazione economica e la sicurezza a livello europeo, ma che riguarda con particolare urgenza la penisola iberica e l’area del Baltico.

Nel complesso il quadro d’azione al 2030 è la prosecuzione inerziale delle poco entusiasmanti politiche europee, ossessionate dalla questione climatica. In teoria, in vista della conferenza mondiale di Parigi sul clima prevista per il 2015, l’accordo dei giorni scorsi prevede la possibilità di rivedere il quadro d’azione. In pratica, però, anche se il resto del mondo continuerà a rifiutare accordi vincolanti, è molto probabile che l’unilateralismo autolesionista dell’Europa continui.

Rinnovabili sussidiate contro il cambiamento climatico? Inutili

L’Economist di questa settimana regala un’infografica che ha bisogno di pochi commenti. La riporto qui sotto e vi invito a cercare l’impatto dei sussidi europei alle rinnovabili sulla riduzione delle emissioni.

Non solo i sussidi costano ogni anno circa 13 miliardi di euro agli italiani e 24 miliardi di euro ai tedeschi, ma sono anche meno efficaci delle misure per l’efficienza energetica. Ciascuno tragga le proprie conclusioni, io le mie le ho già tratte da un po’.

The Economist - Emission reduction by policies/actions, bn tonnes CO2 equivalentQui l’originale e qui le note.

Tagli alle rinnovabili? Troppo pochi

LaVoce.info - Tagli alle rinnovabili? Troppo pochiA inizio agosto è arrivato il via libera al dl competitività, che prevede tra l’altro una riduzione dei sussidi alle rinnovabili, arrivati a 5,9 miliardi di euro nei primi sei mesi del 2014. Oltre 32 milioni al giorno.

I tagli, un po’ limati in fase di conversione, sono finalmente arrivati, sulla scia di quando già avvenuto altrove in Europa. Certo, c’è il solito problema dell’incertezza del quadro normativo, che allontanerebbe gli investimenti. Ma non può essere un alibi: se una misura è sbagliata a monte, continuare a mantenerla per via dei “diritti acquisiti” vuol solo dire continuare a far danni ai cittadini.

Come spiegano bene Marco Ponti, Giorgio Ragazzi e Francesco Ramella su LaVoce.info, i sussidi servono per correggere un fallimento del mercato, ossia la presenza di esternalità ambientali negative non internalizzate. Ma per valutare l’adeguatezza delle cifre messe in campo, occorre fare un’adeguata analisi preliminare dei relativi benefici e costi. Che nel caso italiano è mancata.

Considerando il costo delle emissioni di CO2, gli autori mettono in evidenza l’enorme divario tra il valore dei sussidi e il prezzo della CO2 che si sarebbe emessa usando centrali a gas al posto dei pannelli. Le emissioni di CO2, a livello europeo, sono quotate e hanno un prezzo chiaramente definito, quello permessi EU-ETS.

Il risultato è scandaloso: i sussidi al fotovoltaico sono oltre 100 volte più alti del valore del loro contributo. Sì, cento volte di più. Forse è il caso di pensarci bene, prima di fissare nuovi obiettivi alla penetrazione delle rinnovabili. E magari di sforbiciare ancora un po’ i sussidi e quindi le bollette di consumatori e imprese italiani. A proposito di competitività.

Obiettivi europei sulle rinnovabili: chi bene, chi male

Energia rinnovabile al 2012, obiettivi al 2020 e differenza in punti percentualiQuando finalmente avremo una nuova Commissione, una delle prime questioni sul tavolo sarà quella degli (eventuali) obiettivi al 2030. E in particolare dell’opportunità di fissare un nuovo livello minimo di rinnovabili sul consumo finale lordo.

Per capire le posizioni sulla questione, è utile vedere anche cosa stiano facendo i governi rispetto agli obiettivi già in vigore per il 2020. Sebbene l’obiettivo europeo sia del 20%, in realtà dopo lunghe trattative ciascun Paese ha ottenuto un obiettivo nazionale.

Rispetto a quel livello nazionale i governi si sono impegnati in modo vincolante, ma non tutti sono su una traiettoria adeguata. Purtroppo, gli ultimi dati ufficiali diffusi da Eurostat sono aggiornati al 2012 [no comment], ma sono utili per farsi un’idea.

Il dettaglio è riportato nella tabella sotto, ma tra le grandi economie i britannici, i francesi e gli olandesi siano distanti di circa 10 punti percentuali dagli obiettivi e abbiano davvero ancora parecchia strada da fare. Al contrario, i due grandi Paesi più virtuosi sono la Polonia e soprattutto l’Italia, seguiti da Germania e Spagna. Complice, nel nostro caso, oltre ai noti sussidi anche il calo dei consumi complessivi.

Sebbene le questioni sul tavolo siano numerose e complesse, visti i risultati fin qui raggiunti, è probabile che il Regno Unito e la Francia avranno meno interesse degli altri a spingere per ulteriori obiettivi vincolati. I primi perché più propensi a soluzioni di mercato che mettano in concorrenza rinnovabili ed efficienza, i secondi perché puntano anche per il futuro al nucleare come elemento chiave della decarbonizzazione.

Per qualche considerazione in più, rimando al Focus 17/2004.


Energia rinnovabile al 2012, obiettivi al 2020 e differenza in punti percentualiQuota di energia rinnovabile sul totale dei consumi finali lordi


Focus sicurezza energetica – Q1 2014

OSP - Focus sicurezza energetica - Q1 2014È stato reso pubblico il focus sulla sicurezza energetica relativo al periodo gennaio/marzo 2014 realizzato per l’Osservatorio di Politica Internazionale (Senato, Camera e MAE).

Il primo capitolo del Focus è dedicato all’analisi del fabbisogno di gas nei principali mercati europei, con specifico riferimento al difficile contesto della generazione termoelettrica da gas e alla composizione dell’approvvigionamento di gas dei principali Paesi europei.

Il secondo capitolo è invece dedicato all’offerta e, nello specifico, alle politiche dei Paesi produttori di gas naturale e dei Paesi di transito dei gasdotti attualmente in funzione o in fase di progettazione/realizzazione. Ai recenti sviluppi del sistema di infrastrutture di trasporto e alle prospettive di realizzazione di nuovi progetti è infine dedicato il terzo capitolo.

Il focus è completato da un approfondimento di Nicolò Rossetto dedicato alla crisi delle utility tradizionali e la sicurezza del sistema elettrico italiano.