Nuove energie. Le sfide per lo sviluppo dell’Occidente

Giuseppe Recchi - Nuove energie. Le sfide per lo sviluppo dell'OccidenteDi energia si scrive e si parla tanto, a volte purtroppo con superficialità. Non è tuttavia il caso di questo agilissimo volume, che con una prosa godibile porta il lettore a spasso nel mondo dell’energia.

Un mondo in continua evoluzione, che negli ultimi anni ha vissuto una brusca accelerazione, fatta di non convenzionale, rinnovabili, nuovi consumatori e ossessione da climate-change. Un libro caldamente consigliato ai non addetti ai lavori, che troveranno tanti spunti interessanti e soprattutto vedranno smontati con puntualità tanti luoghi comuni.

Interessanti gli spunti di chiusura. Recchi, presidente di Eni ma alla vigilia della sua uscita dal mondo dell’energia, indica come unica strada per la politica energetica italiana una compiuta integrazione europea. A condizioni adeguate, non si può che essere d’accordo.


Giuseppe Recchi
Nuove energie. Le sfide per lo sviluppo dell’Occidente
Marsilio, 2014, 160 pp.
ISBN/EAN: 978-88-317-1808-0 (cartaceo)
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Energia, giustizia e pace

Energia, giustizia e pace - Una riflessione sull'energia nel contesto attuale dello sviluppo e della tutela dell'ambienteDi energia scrivono e parlano gli addetti ai lavori, guardando alle questioni dalla propria angusta prospettiva settoriale.

Eppure, facendo un passo indietro si può fare una riflessione più ampia, che inquadri le questioni energetiche e ambientali in un mosaico più ampio e inevitabilmente complesso. E che costringa a interrogarsi anche sui fondamenti etici di ogni attività umana, inclusi i consumi energetici.

A spingere in questa direzione contribuisce un volume recentemente pubblicato dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Il libro dedica un’agile prima parte a inquadrare la questione energetica, mentre nella seconda parte affronta le principali sfide presenti e future poste dalle diseguaglianze a livello mondiale, dalle implicazioni della povertà energetica in termini di sviluppo umano e dalla questione della sostenibilità.

La terza parte è poi dedicata alla delicata questione della dimensione globale della governance dell’energia. La quarta parte è infine dedicata a tratteggiare, pur senza approfondire dal punto di vista operativo, alcuni orientamenti all’azione.

Lettura decisamente interessante, perché spinge a mettere in relazione le questioni tecniche e settoriali con le istanze etiche, a prescindere dal personale orientamento religioso. Una riflessione che costringe soppesare le esternalità di ogni consumo energetico nella sua interezza e non solo, né prioritarimente, nella sua dimensione economica o in quella ambientale.Perché l’aumento dei consumi disponibili e la presevervazione del pianeta non possono avere la priorità sulla tutela, qui e ora, della dignità minima di ogni essere umano. O almeno, così dovrebbe essere.


Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace
Energia, giustizia e pace. Una riflessione sull’energia nel contesto attuale dello sviluppo e della tutela dell’ambiente
Libreria Editrice Vaticana, 2013, 150 pp.
ISBN/EAN: 978-88-209-9188-3 (cartaceo)
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Cambiamento climatico: è davvero di origine antropogenica?

Bloomberg - Climate Protection May Cut World GDP 4% by 2030, UN SaysSegnalo un interessante articolo di Ernesto Pedrocchi pubblicato su Energia col titolo di Cambiamento climatico: è davvero di origine antropica? (4/2013, pp. 42-47).

L’articolo ricostruisce i tanti dubbi esistenti sulla natura antropica del cambiamento climatico, ossia sul fatto che le emissioni di anidride carbonica prodotte dalle attività umane siano responsabili delle variazioini temperatura del pianeta.

L’argomentazione di Pedrocchi è piuttosto articolata e parte della considerazione che «la CO2 antropica costituisce oggi solo il 3% delle totali immissioni di CO2 in atmosfera».

Pedrocchi prosegue ricordando che «dal 1750 l’aumento di concentrazione di CO2 nell’atomosfera è continuo ma molto irregolare: alcuni anni è più del triplo di altri, mentre le emissioni antropiche crescono leggermente, ma abbastanza regolarmente, di anno in anno. Questo fa sospettare che responsabile di questa crescita sia un fenomeno naturale e non l’azione dell’uomo».

Pedrocchi spiega che «le serie storiche relative alle glaciazioni degli ultimi 400.000 anni evidenziano che, in generale, è l’aumento di termperatura che precede l’aumento di concentrazione di CO2 in atmosfera e non viceversa». Questa evidenza è tra l’altro sottolineata anche da Sergio Carrà in un altro contributo pubblicato sullo stesso numero di Energia.

Pedrocchi arriva alla conclusione che «questi dati permettono di pensare che non vi è alcuna prova convincente che l’aumento di concentrazione di CO2 in atmosfera giochi un ruolo significativo sull’aumento della temperatura globale media».

Da questa analisi, Pedrocchi avanza una dura critica alle attuali politiche di mitigazione molto di moda in Europa e miranti a ridurre le emissioni di CO2 per combattere il cambiamento climatico.

In assenza di una chiara evidenza scientifica, Pedrocchi sottolinea come investire risorse in attività di adattamento (dalle misure di prevenzione dei dissesti idrogeologici alle tecniche agricole avanzate) sia non solo più sensato, ma anche più efficace. Anche perché l’adattamento ha ricadute positive per chi investe, a prescidere dal comportamento degli altri. Al contrario della mitigazione, che se non adottata da tutti penalizza solo chi si è impegnato.

Difficile dargli torto, anche senza accettare in toto la sua valutazione sul nesso tra attività umane e riscaldamento globale. A rendere ancora più urgente una seria riflessione in merito è l’impatto particolarmente negativo che le politiche di riduzione delle emissioni avranno sull’economia. E un’umanità meno ricca è anche un’umanità con meno mezzi a disposizione per adattarsi a un mondo in continuo cambiamento. Climatico e non.

Geopolitica dell’ambiente e dell’energia

Gnosis - Rivista italiana di intelligenceGnosis, la rivista dell’AISI, ha rinnovato a partire dall’anno scorso la veste grafica e i contenuti. Offrendo interessanti analisi e riflessioni sul tema della sicurezza, declinata nei suoi diversi ambiti. Incluso quello dell’energia.

Purtroppo, un articolo comparso nel 4° e ultimo numero del 2013 affronta la questione dei gasdotti in modo impreciso. Il titolo del contributo è «Geopolitica dell’ambiente e dell’energia» e a beneficio di quanti si troveranno a leggere il contributo, segnalo le inesattezze:

  • Abkhazia e Ossezia del Sud sono regioni georgiane e non russe e sono attualmente controllate dagli indipendentisti appoggiati da Mosca, e non il contrario [pag. 70];
  • il gasdotto Nabucco è stato abbandonato a giugno del 2013, tanto che non esiste più nemmeno il sito internet, e di certo non sarà costruito entro il 2015 [71] o il 2016 [72];
  • il gasdotto Medgaz non è un progetto futuro, ma è operativo dal 2011 [72];
  • il gasdotto Galsi è stato già di fatto abbandonato, tanto che l’Ue è pronta a ritirare i fondi, e manca solo l’annuncio ufficiale [72];
  • il consorzio North Transgas è stato rinominato Nord Stream nel 2006 e il gasdotto Nord Stream non è un progetto futuro, ma è operativo dal 2011 [73];

Ci sono poi alcuni passaggi su cui non mi trovo d’accordo:

  • il gasdotto da seimila km dall’Iran alla Siria attraverso l’Iraq non è un progetto realmente in discussione, perché economicamente insostenibile, e anche solo ipotizzare un nesso col conflitto in Siria è davvero difficile [74];
  • sostenere che Qatar, Emirati Arabi e Oman offrano «garanzie di stabilità» è secondo me un po’ azzardato, dato il contesto regionale in cui sono inseriti i tre Paesi [75];
  • l’Egitto difficilmente diventerà un grande esportatore di gas perché la domanda interna è destinata a crescere con l’economia e la demografia del Paese, mentre le riserve sono cospicue (2.190 Gmc nel 2012) ma non enormi (1% del totale mondiale) [75].

Lo so, è un post noioso e per pignoli. Come il lavoro di ricercatore, d’altronde.

Azerbaigian, energia per l’Europa

Carlo Frappi e Matteo Verda - Azerbaigian, energia per l'Europa Storia, economia e geopolitica degli idrocarburi del CaspioLa storia dell’Azerbaigian è da sempre collegata alle ricche ricchezze del suo sottosuolo: dagli adoratori dei fuochi eterni fino al boom petrolifero di fine Ottocento, dal contributo determinante allo sforzo bellico sovietico fino alla ritrovata indipendenza.

Il settore petrolifero è anche alla base dello sviluppo economico dell’Azerbaigian indipendente. Dopo la decisione strategica degli anni Novanta di aprire le riserve del Caspio alle compagnie internazionali, l’Azerbaigian ha raccolto i ricchi divivendi delle esportazioni, divendando il Paese più ricco del Caucaso e creando un fondo sovrano da 34 miliardi di dollari.

L’Azerbaigian è però anche un Paese dalla difficile geografia: privo di accessi al mare aperto, dipende dai Paesi confinanti per raggiungere i mercati internazionali. Intorno a questa priorità si è sviluppata la politica estera del Paese negli ultimi due decenni, dalla costruzione dell’oleodotto BTC fino al progetto dei gasdotti TANAP e TAP, destinato a portare il gas naturale fino all’Italia.

Il volume ricostruisce la storia del settore energetico azerbaigiano (capitolo 1, di Carlo Frappi), analizza gli attuali sviluppi economici e infrastrutturali (capitolo 2, di Matteo Verda) e affronta infine l’evoluzione dei rapporti coi Paesi e le istituzioni europei (capitolo 3, a quattro mani). Il lavoro comprende una prefazione di un testimone d’eccezione, Massimo Nicolazzi.


Disponibili per il download dal sito dell’editore:


Carlo Frappi e Matteo Verda
Azerbaigian, energia per l’Europa. Storia, economia e geopolitica degli idrocarburi del Caspio
Egea, 2013, 168 pp.
ISBN/EAN: 978-88-23844-124 (cartaceo)
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Da Baku ai Pirenei

Da Baku ai Pirenei. Azerbaigian, energia per l’Europa«Aereo aziendale. C’era in vendita un pezzo di Contratto del Secolo. Petrolio. I giacimenti di Azeri-Chirag-Guneshli. E noi due si andava a vedere. Caricati in auto ancora sulla pista. Poi la strada. Subito visioni. Pezzi e spettri di derricks a perdita d’occhio. E jacks ovunque. Non una discarica. Piuttosto un cimitero. Con la terra impregnata di bitume a segnare lo spazio. Eppur si muove. Qualche jack, qua e là, scuoteva la testa. Pompava ancora. C’era ancora petrolio. E dunque vita. Benvenuto nella terra degli adoratori del fuoco. E poi di Nobel e Rothschild. E poi di Stalin che comincia; e di Hitler che non riuscendo ad arrivarci finisce. Fino in città, dovunque ti giri è petrolio; o comunque sua memoria. E suo odore. Come se non avesse distrutto la natura. Ma ci fosse già prima. Per chi faceva il mestiere del petrolio era giusto odore di Terra Promessa».

Continua su Limes la prefazione di Massimo Nicolazzi al nuovo libro di Carlo Frappi e mio, Azerbaigian, energia per l’Europa. Storia, economia e geopolitica degli idrocarburi del Caspio.