Interdipendenza energetica e potere

Joseph Nye - La nuova sfida dell'indipendenza energeticaAnalisi di Joseph Nye, che sotto un’etichetta molto americana (e rozza, l’indipendenza energetica) mette in fila qualche riga di buonsenso sul rapporto tra non convenzionale e politica internazionale.

Resta qualche dubbio sul gas (e sull’apologia di Nixon), ma sul petrolio sottoscrivo. Nessun dubbio invece sul fatto che La Stampa resti il quotidiano generalista italiano più serio in circolazione.

Relazione annuale AEEG

AEEG - Relazione annuale sullo stato dei servizi e sull'attività svoltaIl 27 giugno il presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas Guido Bordoni ha tenuto la sua prima Relazione annuale sullo stato dei servizi e sull’attività svolta.

La relazione comprende un primo volume dedicato alla ricostruzione e all’analisi del contesto internazionale e del mercato nazionale e un secondo volume dedicato all’analisi della legislazione e degli indirizzi di politica energetica.

Petrolio, la prossima rivoluzione

Leonardo Maugeri - Oil: the Next Revolution – The Unprecedented Upsurge of Oil Production Capacity and What It Means for the WorldTitolo forse un po’ roboante per un interessantissimo paper di Leonardo Maugeri, Oil: The Next Revolution. The Unprecedented Upsurge of Oil Production Capacity and What It Means For The World, pubblicato dalla Harvard Kennedy School.

Tra i punti chiave del lavoro, Maugeri sottolina alcune conclusioni:

  • il petrolio non sta finendo, i problemi nel suo sfruttamento non sono sotto la superficie, ma sopra (leggi: politici).
  • la nuova produzione nel corso del decennio si concentrerà in Iraq, Stati uniti, Canada (e Venezuela) e ogni problema politico in uno (si indovini quali) di questi Paesi potrebbe avere conseguenze destabilizzanti.
  • la produzione non convenzionale negli Stati Uniti non è una bolla e probabilmente si estenderà sempre più (con tempi e modi diversi) agli altri Paesi.
  • a livello aggregato la produzione convenzionale sta crescendo, ma in alcune aree (Nord America e Mare del Nord) sta diminuendo in modo irreversibile.
  • l’epoca del “cheap oil” è definitivamente tramontata, ma è non è ancora prevedibile a quale livello si attesterà il prezzo e le tecnologie non convenzionali potrebbero essere determinanti nel contenerlo.
  • il mercato petrolifero resterà molto volatile fino almeno al 2015. Dopo il 2015, i grandi progetti attualmente in cantiere dovrebbero aumentare la capacità produttiva mondiale, provocando una contrazione duratura dei prezzi (con un caveat: i consumi mondiali devono crescere meno dell’1,6% annuo per tutto il decennio).
  • gli scontri tra l’industria petrolifera e i gruppi ambientalisti rischiano di rallentare lo sviluppo di nuovi progetti (in Occidente) e sarebbe necessaria una rivoluzione nelle tecnologie di riduzione delle emissioni e dell’impatto ambientale.
  • in seguito all’aumento della produzione non convenzionale, l’Asia diventerà sempre più il mercato di riferimento per la produzione petrolifera mediorientale, rendendo la Cina un protagonista della politica nella regione.
  • la dipendenza dell’emisfero occidentale (leggi: Nord America) dalle importazioni petrolifere si ridurrà, ma non isolerà gli Stati Uniti dalle dinamiche dei mercati mondiali.
  • la crescita del non convenzionale indirizzerà le attività del’industria petrolifera verso l’emisfero occidentale per i prossimi decenni.

Buona lettura.