La piramide del gas

Francesco Samorè - La piramide del gasIl metano vanta in Italia una lunga storia, che si intreccia con lo sviluppo industriale del dopoguerra, in un sovrapporsi spesso indistinto di economia e politica.

Il libro di Samorè ripercorre la storia della filiera italiana del gas e si concentra sulle dinamiche che hanno caratterizzato la distribuzione, dagli albori del dopoguerra, ai rapporti tra Eni e le realtà locali, fino alle grandi multiutilities formatesi negli ultimi due decenni.

Una lettura affascinante per capire le origini della frammentazione del mercato italiano e la tradizione politica che fa ancora sentire il proprio peso sul processo di liberalizzazione.


Francesco Samorè
La piramide del gas. Distribuire l’energia al territorio (1945-2009)
Bruno Mondadori, 2010, 174 pp.
ISBN/EAN:  978-88-615-9431-9
Scheda dell’editore
Servizio bibliotecario nazionale


Il TAP, il gas azerbaigiano e l’Italia

Italia e AzerbaigianInteressante e puntuale analisi di Nicolò Sartori sulla partita in corso per scegliere l’infrastruttura che porterà il gas azerbaigiano di Shah Deniz II sui mercati europei.

Sartori mette in particolare evidenza la necessità che il Governo si muova per sostenere il TAP e far giungere sul mercato italiano, anziché su quelli dell’Europa orientale o su quello russo, i nuovi flussi di importazione (v. anche l’ultimo Focus sicurezza energetica).

Una postilla: se vogliamo fare dell’Italia davvero un hub di importazione europeo, date le (modeste) prospettive del pur grande mercato italiano, sarebbe importate iniziare a riflettere sulle connessioni in uscita, oltre che su quelle in entrata.

Consumi di gas europei e nuove infrastrutture

Le infrastrutture di importazione di gas naturale in EuropaNord Stream II: 27,5 miliardi di metri cubi (Gmc). South Stream: 60 Gmc. Nabucco: 30 Gmc. Galsi: 8 Gmc. TAP: 10 Gmc. Rigassificatori: diverse decine di Gmc. I progetti di infrastrutture fioriscono, ma altrettanto non si può dire dei consumi di gas: secondo i dati Eurogas, l’associazione delle imprese europee del settore, i consumi europei continuano la loro altalena. 517 Gmc nel 2008, quando la crisi iniziava a fare capolino, 487 Gmc nell’anno orribile 2009, 522 Gmc nel 2010, quando si osava pensare che forse il peggio fosse passato, per poi tornare giù fino a 495 Gmc nel 2011.

Non il contesto ideale in cui realizzare infrastrutture che costano alcuni miliardi di euro, tra l’altro in gran parte da prendere a prestito, in un momento non certo felice per i mercati del credito.  Tra gli addetti ai lavori, si è diffusa la consapevolezza che all’odore del gas spesso si è sostituito quello della naftalina, almeno fintanto che la situazione economica non tornerà ad essere prevedibile e almeno moderatamente positiva.

In questo contesto, fare previsioni diventa un’arte più difficile del solito: secondo lo scenario di riferimento IEA, i consumi europei al 2020 dovrebbero arrivare a 547 Gmc. Considerando il calo della produzione interna (da 188 a 155 Gmc, con un mancato boom del non-convenzionale europeo), la necessità di importazioni arriverebbe a 393 Gmc, ossia 52 più del 2010.

Nel frattempo, le infrastrutture che erano partite in tempi migliori, come il Nord Stream I e Medgaz, sono state concluse per forza di cose: da quei 52 andrebbero dunque tolti rispettivamente 27,5 e 8 Gmc. Resterebbero dunque 16,5 Gmc di nuova necessità di importazione da soddisfare di qui al 2020: tanti quanti un gasdotto (TAP o chi per esso) in arrivo dall’Azerbaigian e un po’ di nuova capacità di rigassificazione.

Con buona pace degli altri. Nabucco di naftalina puzzava già da un po’, ammesso che importare il gas iraniano sia mai stata un’idea vagamente fattibile. Per quanto riguarda i gasdotti dalla Russia, è possibile che Gazprom spinga per realizzare in ogni caso entro il decennio il Nord Stream II, ma è difficile immaginare che ci possa essere posto di qui al 2020 anche per altri 60 Gmc di South Stream. E questo senza considerare la questione degli investimenti necessari a garantire la relativa capacità di upstream.

In un contesto economico-finanziario particolarmente movimentato, è quindi probabile che sul fronte del gas per qualche anno di movimenti se ne vedano relativamente pochi, almeno per progetti a breve scadenza.

Nord Stream, la Commissione nega l’esenzione TPA

OPAL NEL TransportJamestown, la Commissione Europea ha negato la restrizione dell’accesso a terze parti sui due gasdotti (OPAL e NEL) destinati a portare sui mercati finali il gas importato in Germania tramite il Nord Stream.

OPAL (Ostsee Pipeline Anbindungs Leitung, o Baltic Connector Pipeline) parte direttamente il punto di arrivo di Nord Stream  sulla costa tedesca (Lubmin) e trasporta il gas verso sud, passando anche sul territorio della Cechia. OPAL è all’80% di Wingas, la joint venture Gazprom-Wintershall che è anche operatore, e al 20% di E.On Ruhrgas. Costato 1 miliardo di €, OPAL ha una capacità annua massima di 35 Gmc.

Anche il NEL (Norddeutsche Erdgas Leitung, o North German Natural Gas Pipeline) parte da Lubmin e trasporta il gas verso Ovest, in direzione di Amburgo, e arriva fino ai Paesi Bassi. NEL è al 70% di Wingas, che è anche operatore, al 10% di E.On Ruhrgas e al 20% di Gasunie, l’impresa pubblica olandese. Il gasdotto dovrebbe essere completato entro il 2013, in parallelo alla realizzazione della seconda linea del Nord Stream, per un totale di 1 miliardo di euro investito e una capacità annua di 20 Gmc.

A seguito del rifiuto della Commissione di riconoscere la necessità di limitare la concorrenza per ripagare l’investimento, Gazprom protrà usare solamente il 65% della capacità di NEL e il 50% della capacità di OPAL. La capacità complessiva dei due gasdotti – quella per cui Gazprom aveva chiesto l’esenzione – è pari a 55 Gmc, ossia la capacità di importazione di Nord Stream dopo la realizzazione della seconda linea, programmata per il 2013. Il risultato potrebbe essere un rallentamento delle attività di posa dei nuovi tubi.