Greggio: è iniziata la risalita?

Oil-price.net - Crude Oil and Commodity PricesIl prezzo di un barile di Brent è tornato sopra quota 55 dollari, dopo essere stato ampiamente sotto i 50 dollari nell’ultima parte di gennaio. La domanda è naturale: siamo di fronte a una risalita?

Ci sono segnali che vanno in direzioni opposte, come spiega FT. Per cominciare, diversi sono gli indizi che portano nella direzione di un aumento immediato dei prezzi.

Sul lato dell’offerta, il numero di impianti di trivellazione in funzione negli Stati Uniti ha iniziato a contrarsi, perché i giacimenti non convenzionali hanno bisogno di trivellazioni continue e dunque i produttori indipendenti che li sfruttano posso rispondere più rapidamente alle variazioni di prezzo sospendendo le operazioni.

Peraltro, anche gli investimenti in produzione convenzionale stanno rallentando drammaticamente: Royal Dutch Shell, ConocoPhilips e BP sono le majors che hanno annunciato i tagli più grossi, ma la tendenza a sospendere i progetti più costosi è generalizzata.

Sul lato dell’offerta, la domanda sta iniziando a crescere in risposta ai prezzi più bassi, soprattutto dove i prodotti petroliferi sono meno tassati, ossia negli Stati Uniti. La domanda statunitense di benzina ha infatti superato in media i 9 milioni di barili al giorno per tutto il mese scorso.

Infine, a confermare (forse) le aspettative di rimbalzo sono arrivate le dichiarazioni del segretario generale dell’OPEC, Abdalla El-Badri, che ha detto di recente che le quotazioni petrolifere “maybe prices have reached a bottom”. Sibillino, ma per alcuni analisti potrebbe essere un appiglio.

Tuttavia, anche i segnali di una possibile ripresa della discesa dei prezzi non sono trascurabili. In primo luogo, la produzione interna statunitense continua a crescere per effetto degli investimenti dell’anno scorso e la settimana scorsa ha raggiunto il livello di 9,2 milioni di barili al giorno, il più alto degli ultimi 31 anni.

Inoltre, dai produttori OPEC continua a non arrivare alcun segno di riduzione dei volumi e addirittura i due membri africani, Angola e Nigeria, hanno aumentato la produzione per cercare di restare a galla finanziariamente, portando a gennaio la produzione complessiva del cartello a 30,37 milioni di barili al giorno.

Sul lato della domanda, ci sono parecchi dubbi sul ritmo della crescita globale, soprattutto dopo che l’IMF ha tagliato di 0,3 punti percentuali le previsioni di crescita per il 2015 e il 2016, rispettivamente a 3,5% e 3,7%.

Qualche segnale di sfiducia arriva infine anche dai mercati finanziari, dove gli hedge funds stanno scommettendo su un nuovo ribasso del WTI, esponendosi come non si vedeva dal novembre 2010.

Insomma, troppo presto per tirare le conclusioni. Ma se il prezzo dovesse ripartire, potremmo presto trovarci presto a discutere dei downsides of expesive oil.

Il greggio a quota 70 dollari

FT - Living With Cheaper OilProsegue il processo di aggiustamento del prezzo del greggio (siamo a quota 70), alla ricerca di un nuovo punto di equilibrio tra i fondamentali. Ossia tra una domanda più debole del previsto e un’offerta in continua espansione, grazie anche al non convenzionale statunitense.

E visto che i sauditi hanno deciso di non tagliare le quantità, il riequilibrio dei fondamentali sta passando da un riaggiustamento dei prezzi. Come da manuale di economia. Quanto durerà questo calo e fin dove si spingerà è difficile da prevedere, ma dipende molto da quanto elastica si rivelerà la domanda, a cominciare da quella cinese. E naturalmente da quanta produzione uscirà dal mercato nei prossimi trimestri.

E sono proprio i produttori indipendenti nordamericani, quelli che hanno investito nel non convenzionale, che ora sembrano quelli destinati a pagare le conseguenze più care del calo dei prezzi.

Perché loro, a differenza degli operatori dei grandi giacimenti convenzionali, devono rifinanziare su base annuale le continue trivellazioni. Un’operazione facile sopra i 100 dollari, molto difficile quando i prezzi di mercato e i costi di produzione si avvicinano così tanto. Tanto è vero che ora stanno letteralmente crollando in borsa, ma sono rischi del mestiere.

In ogni caso, per mettere le cose in prospettiva, è utile guardare ai prezzi del greggio degli ultimi quaranta anni, in dollari del 2013. Quel che salta all’occhio non è quanto sia basso il livello di oggi, ma quanto fosse alto quello di sei mesi fa.

Prezzo del greggio medio annuale e quotazioni attuali (dollari del 2013 al barile, 1970-2013)