Le incognite sul futuro dell’offerta di gas

La diversificazione dell’approvvigionamento di gas europeo rispetto alle forniture russe può essere attuata, inevitabilmente, solo facendo ricorso a una pluralità di produttori e di canali di approvvigionamento, con tempistiche diverse.

Tralasciando per un momento la questione dello sviluppo infrastrutturale necessario a garantire che i flussi di gas possano entrare sulla rete europea e raggiungere tutti i centri di consumo, resta il problema che i produttori siano effettivamente in grado, soprattutto in tempi rapidi, di mettere a disposizione nuova produzione, che peraltro – come insegna il caso australiano – deve anche fare i conti con la possibile competizione tra consumi interni dei Paesi produttori ed esportazioni.

Che si tratti di Norvegia, Algeria, Egitto, Libia, tutti gli attuali fornitori dell’UE daranno il loro contributo, ma l’entità, la tempistica e le modalità di finanziamento (la variabile indipendente più delicata) con cui ciò avverrà sono tutte da definire. Ad aggiungere ulteriore complicazione, resta da capire quanto le interlocuzioni coi diversi Paesi esportatori avverranno con i singoli Paesi UE e quanto, invece, direttamente con la Commissione, forte di un eventuale mandato unico.

Lo shock dell’offerta petrolifera del 2022

Segnaliamo un’interessante iniziativa della Federal Reserve Bank di Dallas, che il 29 marzo organizzerà un evento dal titolo The Russian Oil Supply Shock of 2022.

Al link indicato è possibile visionare un po’ di materiale preparatorio, che descrive la situazione corrente in modo sintetico ed efficace e si chiude con il dato probabilmente più importante: un eventuale blocco di gran parte delle importazioni dalla Russia per il resto del 2022 appare destinato ad avere contraccolpi molto pesanti sull’economia mondiale (non solo tra gli importatori diretti di gas e petrolio da Mosca), peggiori di quelli del 1991, all’epoca della Prima Guerra del Golfo.

FEEM – Crisi russo-ucraina: analisi di scenario per il sistema elettrico italiano

I flussi di gas dalla Russia, importanti per soddisfare il fabbisogno industriale e residenziale, hanno probabilmente il proprio utilizzo più importate, in Italia, nella generazione elettrica.

Alla questione fondamentale delle conseguenze di un eventuale blocco dell’import è dedicato un paper della FEEM dal titolo Crisi russo-ucraina: analisi di scenario per il sistema elettrico italiano. In estrema sintesi, in base alla simulazione il sistema elettrico nazionale sarebbe in grado di mantenersi stabile fino alla fine dell’inverno prossimo anche senza gas russo, sebbene a fronte di un aggravio di costi e di una probabile indisponibilità di gas per soddisfare tutta la domanda industriale e residenziale.

Il piano della Commissione per ridurre le importazioni di gas dalla Russia

La Commissione europea ha pubblicato l’8 marzo scorso una comunicazione dal titolo REPowerEU: azione europea comune per un’energia più sicura, più sostenibile e a prezzi più accessibili, che mira ad accelerare la decarbonizzazione dell’economia europea, a cominciare dalla riduzione di addirittura due terzi delle importazioni di gas dalla Russia entro la fine del 2022.

A pesare sulle prospettive di fattibilità del progetto, a parte il fatto che il gas russo ha un costo di produzione decisamente inferiore a qualunque altra fonte di importazione disponibile, vi sono diversi fattori.

Sulla questione fa il punto uno studio dell’Oxford Institute for Energy Studies, The EU plan to reduce Russian gas imports by two-thirds by the end of 2022: Practical realities and implications, che indica tra i principali problemi del piano europeo l’effettiva disponibilità di volumi di GNL (che andrebbero reindirizzati dai mercati asiatici), la capacità degli altri fornitori via tubo dell’Europa di sostenere per tutta l’estate livelli produttivi nettamente superiori alle previsioni, nonché la concreta disponibilità di margini di flessibilità sul lato della domanda.

Aggiornamento: sulla questione, si segnala anche il post di RIE Energia dal titolo Le risposte energetiche alla crisi ucraina e lo spettro delle emissioni, firmato da Alberto Clô, che nell’analizzare la situazione conclude notando come emerga “un quadro generale in cui non si riuscirà sostanzialmente a liberarci in tempi brevi dal gas russo, mentre continueranno ad aumentare emissioni e prezzi dell’energia“.

Fare a meno della Russia?

Analizzando un eventuale stop alle importazioni europee di energia dalla Russia, l’attenzione va sempre alle criticità legate all’ipotesi di affrontare il prossimo inverno senza gas russo, date le rigidità infrastrutturali e l’alta dipendenza di tutta l’Europa centro-orientale.

Tuttavia, anche fare a meno di petrolio e carbone russi si rivelerebbe un problema, difficile da gestire e costoso. Un interessante studio di Bruegel mostra che, con tutte le complessità e gli oneri del caso, i Paesi europei potrebbero farcela.

Certo, a che prezzo e con quali impatti inflattivi sulle prospettive di crescita non rosee dell’Unione è un altro discorso.