Referendum 17 aprile: Cosa andiamo a votare?

0. Volantino 13 aprilePrima di entrare in silenzio stampa pre-voto, pubblico gli appunti che ho usato ieri sera durante uno stimolante dibattito organizzato dai giovani del PD presso Santa Maria Gualtieri a Pavia.

L’evento, in cui mi sono confrontato con il geologo di Edison, Roberto Calabrò, e con il già senatore della Repubblica e ambientalista, Roberto Della Seta, ha sviscerato i vari temi legati al referendum e alle sue implicazioni immediate e non.

Non ripeto qui le argomentazioni pro e contro esposte ieri sera. Gli appunti li potete scaricare qui. Molte informazioni ufficiali le potete trovare sul sito del Ministero per lo Sviluppo Economico.

Vi pongo solamente una domanda: l’Italia può diventare un paese in grado di gestire la modernità e attività produttive complesse come quelle degli idrocarburi, della metallurgia o altro?

Personalmente credo che invece di vietare un’attività perché se ne ha paura, bisognerebbe imporre degli elevati standard ambientali e poi monitorarne il rispetto, chiamando la magistratura ogni volta che qualcuno non si attiene (per negligenza o incompetenza) a quegli standard.

Un paese liberale e serio dovrebbe fare così.

Gli appunti sono disponibili qui.

 

Scala Mercalli: una buona puntata con qualche precisazione

Scala_MercalliA qualcuno potrà sembrare che stia facendo una crociata contro Rai 3 (vedi qui e qui). Non è così. Tuttavia, la puntata di sabato di Scala Mercalli, mi ha dato lo spunto per alcune osservazioni e precisazioni che ritengo utili avanzare ai nostri lettori e solleticare il loro senso critico.

Infatti, sebbene il livello della puntata sia insolitamente alto per un programma televisivo – in particolare è apprezzabile come si spieghino con precisione di linguaggio e pazienza vari concetti legati al clima e all’inquinamento – qualche cedimento si registra quando si passa ai ragionamenti di tipo più economico e di prescrizioni di policy.

Primo, quando attorno al minuto 55 si parla di idrocarburi, si arriva a sostenere che l’estrazione dello shale non ha senso nè in termini energetici, nè in termini economici: curisoso che diverse imprese ci abbiano investito quasi mille miliardi di dollari. Forse è lecito avere dei dubbi. 🙂

Certo, il rendimento energetico dell’estrazione di idrocarburi non convenzionali è inferiore a quello che si ha oggi nei ricchi campi sauditi o che si aveva nei giacimenti del Nord America che venivano sfruttati 80-90 anni fa, ma contemporaneamente è aumentata molto l’efficienza delle macchine che usano quegli idrocarburi: il valore economico di una singola unità fisica di petrolio o gas disponibile per il consumo finale è dunque molto aumentata, perchè con essa riesci a ottenere maggiori servizi energetici.

Bisogna poi non confondere le risorse con riserve: la Terra contiene sì un ammontare finito di risorse di idrocarburi, ma le riserve non sono “finite” a priori. La tecnologia e le preferenze dei consumatori possono rendere più o meno sfruttabili economicamente certe risorse, che quindi possono trasformarsi o meno in riserve.

Secondo, quando attorno al minuto 70 si presenta il caso danese e lo si esalta così tanto, si omette forse di notare che:

  • la resa energetica dei pannelli fotovoltaici in Danimarca è probabilmente inferiore a quella dell’estrazione di gas da scisto (il fattore di carico sarà circa 800-900 ore l’anno);
  • la Danimarca è un discreto produttore di petrolio e gas naturale e possiede una quantità di vento e di spazio dove coltivare piante e animali notevole (bassa densità di popolazione, piovosità che favorisce la crescita delle biomasse, ecc.), che altri paesi non hanno;
  • la Politica Agricola Comune probabilmente facilita non poco i progetti “verdi” danesi, in quanto tende a sussidiare l’allevamento di bovini e la produzione di cereali in modo sproporzionato;
  • non si dimentichi che il metano rilasciato dalla digestione degli animali da allevamento (bovini in primis) è un potente gas a effetto serra (le scoregge fanno male al clima 🙂 );
  • l’Italia ha un mix elettrico non meno verde della Danimarca, dato che nel 2014 circa il 40% della elettricità prodotta è venuta da rinnovabili.

Infine, quando attorno al minuto 100 si parla di abitazioni efficienti e si porta il caso dell’Appenino bolognese, non viene evidenziato il costo delle case efficienti. L’intervistato parla di un 10% in più. Tradotto in soldi, se una casa normale costa 250-300.000 euro, ciò significa 25-30.000 euro in più. Non sono pochi e ciò implica che per recuperare l’investimento addizionale, che ovviamente solo le famiglie più benestanti possono permettersi, servono, a spanne 15-20 anni (gli intervistati parlano infatti di un risparmio sulle bollette di 1.000-1.500 euro l’anno).

Non si indaga poi il fatto che bruciare legna non è necessariamente più pulito che bruciare metano: se le caldaie non sono avanzate, la quantità di particolato e di ceneri rilasciate non è poca.

Non sono contro l’efficienza energetica, ci mancherebbe, ma bisognerebbe stare attenti a riportare tutti i lati della medaglia quando si vuole informare correttamente il pubblico.

Ps: resta un peccato che la Rai continui a trasmettere i suoi programmi di approfondimento scientifico-culturale prevalentemente il sabato sera, quando la maggior parte degli adolescenti e dei giovani tende a uscire. Credo bisognerebbe essere più coraggiosi nelle scelte del palinsesto: se stimolato adeguatamente, il pubblico risponderà.