INFOGRAFICA – Consumi energetici delle principali economie

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INFOGRAFICA - Consumi energetici: Regno Unito

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INFOGRAFICA - Consumi energetici: Stati Uniti

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INFOGRAFICA - Consumi energetici: Brasile

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INFOGRAFICA - Consumi energetici: Sud Africa

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Approvvigionamento italiano di gas: Russia sempre centrale

Nel 2015 la domanda di gas in Italia è finalmente tornata a crescere. Parallelamente, anche le importazioni sono tornate ad aumentare: +5,3 Gmc, passando da 54,5 a 59,8 Gmc secondi i dati MiSE. Valori ben lontani dal record storico di 75,6 Gmc del 2006, ma pur sempre una buona notizia per le compagnie che hanno in portafogli i contratti di lungo periodo e per i fornitori internazionali dell’Italia, che negli ultimi anni hanno accusato duramente la crisi della domanda.

Il gas importato, infatti, non solo domina l’offerta (90,6% dei consumi), ma è anche quello che assorbe praticamente per intero tutte le oscillazioni della domanda, in positivo e in negativo. La produzione nazionale, pur avviata lungo un declino di lungo periodo, di fatto continua al massimo, a prescindere dall’andamento del mercato.

La composizione dell’approvvigionamento italiano di gas

Per quanto riguarda l’origine delle importazioni, le forniture russe hanno continuato a dominare il mercato italiano anche nel 2015 (49% del gas importato) e sono cresciute di 3,7 Gmc, soddisfando la maggior parte della nuova domanda. In seconda posizione il gas olandese e norvegese (17%), seguito da quello algerino (12%) e da quello libico (12%). Limitato il contributo del GNL (10%), pur in forte crescita (+32%).

L’origine delle importazioni italiane di gas

Per quanto riguarda l’utilizzazione delle infrastrutture, il dato più rilevante resta quello del sotto-utilizzo del gasdotto Transmed, che trasporta il gas algerino fino in Sicilia. Nel 2013, infatti, Eni, Enel e Edison hanno rinegoziato temporaneamente le quantità da importare sulla base dei contratti di lungo periodo, posticipando il ritiro dei volumi. Resta da vedere se quando arriverà il momento di recuperare gli obblighi contrattuali la domanda italiana si sarà ripresa a sufficienza e – soprattutto – quanto l’upstream algerino sarà in grado di tenere il passo, nonostante gli investimenti esteri negli ultimi anni siano stati inferiori alle attese.

La capacità di importazione delle infrastrutture e il livello di utilizzo medio nel 2015

Stop al gas russo verso l’Ucraina: nessun problema per l’UE

Ukraine stops buying Russian gas, but Gazprom says it cut off serviceArriva il freddo e immancabilmente ritorna il tira e molla sulle forniture del gas tra Kiev e Mosca. I consumi giornalieri aumentano e parte del mercato europeo – tra cui l’Italia – continua a dipendere dal transito del gas russo attraverso l’Ucraina. Una situazione che conferisce al governo di Kiev un potere di ricatto, paradossalmente aumentato dalla crescente dipendenza del nuovo governo ucraino dal sostegno internazionale. La debolezza strutturale delle finanze pubbliche ucraine e la necessità per i governi europei di non mostrare pentimento per il sostegno al cambio di regime del 2014 legano infatti le mani alle parti.

L’operazione era già riuscita l’anno scorso, quando il governo di Kiev era riuscito a farsi pagare dall’Europa 3,1 miliardi di dollari per saldare i debiti con Gazprom più altri 1,5 miliardi per pagare in anticipo il gas russo destinato al mercato ucraino. Lo scopo per l’UE era quello di evitare che Naftogaz, non ricevendo più gas da Gazprom per via della morosità, si rifacesse utilizzando il gas destinato ai clienti europei stoccato nei giacimenti della parte orientale del Paese.

Ukrainian Gas Pipelines (© National Gas Union of Ukraine)

A inizio ottobre di quest’anno, la storia si è ripetuta. Naftogaz ha ricevuto un nuovo contributo europeo di 500 milioni, serviti per comprare 2 Gmc di gas russo necessari a riempire gli stoccaggi. A staccare l’assegno, la Banca Europea degli Investimenti e la Banca Mondiale.

In parallelo agli esborsi europei per pagare le importazioni di gas ucraine procede, peraltro, il sostegno fornito a Kiev dal Fondo Monetario internazionale, che ha già trasferito 10 miliardi di dollari , a cui si aggiungeranno altri 7,5 miliardi se saranno adottate almeno in parte le riforme richieste, tra cui la revisione dei prezzi del gas ai clienti finali.

La notizia di ieri dell’interruzione da parte di Naftogaz dell’acquisto di gas da Gazprom è collegata al fatto che il governo di Kiev ha finito i soldi per pagare nuove forniture. A differenza di quanto avrebbe detto Alexei Miller, però, non ci saranno problemi per l’approvvigionamento europeo di gas.

 consumi di gas in Ucraina e la capacità di stoccaggio utilizzata

Il fabbisogno ucraino di gas è infatti crollato a causa della crisi economica: nei primi otto mesi del 2015, l’Ucraina ha consumato il 30% di gas in meno rispetto allo stesso periodo del 2014. E si tratta del quarto anno consecutivo di calo. Dato che la produzione interna ucraina è rimasta invariata, la necessità di gas importato è fortemente diminuita.

Allo stesso tempo, gli stoccaggi ucraini a fine ottobre erano più pieni dell’anno scorso e a livelli analoghi a quelli del 2013. Non sembrano dunque esserci, come nel corso dell’ultimo inverno, le condizioni affinché si presentino problemi nella stabilità dei flussi di gas russo verso l’UE.

Per Gazprom, è naturale gridare all’allarme per ricordare ai governi europei la rilevanza del transito attraverso la rete ucraina. Per il governo di Kiev, la bandiera della sicurezza energetica europea è un utile strumento per chiedere nuovo sostegno agli sponsor europei. Per i governi europei, dunque, occorre sangue freddo e la capacità di immaginare misure affinché il ricatto ucraino non si ripresenti – puntuale – anche nei prossimi autunni.

SLIDES – La Russia e lo spazio post-sovietico

SLIDES - La Russia e lo spazio post-sovieticoSono disponibili qui le slides relative alla lezione «La Russia e lo spazio post-sovietico», tenuta martedì 3 novembre presso la Residenza Universitaria Viscontea di Milano, nell’ambito del programma Jump delle residenze RUI.

Al netto di alcune modifiche marginali, le slides sono quelle utilizzate per la lezione tenuta lunedì 2 novembre presso la Residenza Universitaria Castelbarco di Milano.

SLIDES – I regimi sanzionatori contro i Paesi esportatori di energia

I regimi sanzionatori contro i Paesi esportatori di energia: i casi di Iran, Libia, Russia e SiriaSono disponibili qui le slides relative alla lezione «I regimi sanzionatori contro i Paesi esportatori di energia: i casi di Iran, Libia, Russia e Siria», tenuta martedì 20 ottobre presso l’Università degli Studi di Trento, nell’ambito del corso avanzato di diritto dell’Unione Europea «Sanzioni dell’Unione Europea e tutela giurisdizionale».

Le slides ricostruiscono brevemente i casi delle sanzioni imposte all’Iran (1979 e 2011), alla Libia (1992-2003), alla Russia (2014) e alla Siria (2011). Per ogni caso, sono analizzati la rilevanza per i mercati internazionali e per i Paesi sanzionatori, il livello di dipendenza dalle esportazioni energetiche e l’impatto delle sanzioni.

Questa lezione è il seguito della lezione Mercati energetici e regimi sanzionatori: gli aspetti strutturali, tenuta il 19 ottobre.

Le dinamiche politiche e commerciali delle esportazioni di Gazprom

OIES - The political and commercial dynamics of russias gas export strategySegnalo uno studio pubblicato dall’Oxford Institute for Energy Studies dal titolo The political and commercial dynamics of Russias gas export strategy, di  e Tatiana Mitrova. Il lavoro, dettagliato e ricco di fonti, rappresenta una lettura ideale per farsi un’idea piuttosto completa della situazione e per comprendere meglio la posizione negoziale di Gazprom di fronte agli operatori e ai decisori politici europei.

La prima parte è dedicata alla situazione di Gazprom, sottoposta alla pressione di diversi fattori negativi: la debolezza del proprio mercato più redditizio, l’UE; la crescente competizione sul mercato interno da parte di Novatek e Rosneft; i bassi prezzi del greggio, che riducono la redditività delle esportazioni di gas e in generale la flessibilità dell’economia russa; la difficoltà nel reperire finanziamenti sui mercati internazionali, a causa dell’incertezza creata dal regime sanzionatorio. Nel complesso, Gazprom sta attraversando un periodo difficile, come dimostrano anche le prospettive finanziarie.

OIES - Actual and estimated Gazprom revenues and EBITDA

A questo quadro si aggiungono anche i rischi di lungo periodo creati dalle politiche europee di diversificazione degli approvvigionamenti di gas. Nel lungo periodo, la risposta strategica di Gazprom è quella di consolidare la propria posizione in Europa e allo stesso tempo cercare una diversificazione dei mercati finali che riduca il peso relativo e la capacità di ricatto dei propri clienti europei. Per ragioni geografiche ed economiche, per Gazprom l’alternativa naturale all’Europa non può che essere la Cina.

La seconda parte è dunque dedicata alle attività orientali di Gazprom e in particolare alle prospettive di esportazione verso il mercato cinese. Nonostante l’accordo del maggio 2014, rimangono dei dubbi sulla tempistica della costruzione del gasdotto Power of Siberia, dovute al crollo dei prezzi del greggio (che ha ridotto i prezzi di esportazione del gas e aumentato la competitività del GNL), alle difficoltà di reperire finanziamenti internazionali per le aziende russe e all’incertezza circa l’evoluzione della domanda cinese di gas importato.

OIES - Russa's Eastern Gas Programme

Il contratto per Power of Siberia prevede la possibilità di far slittare al 2021 il completamento dell’infrastruttura, un’eventualità altamente probabile. Intanto, secondo gli autori dello studio, Gazprom starebbe cercando di spingere per sviluppare prima il gasdotto Altai (attraverso cui far transitare il gas prodotto dai giacimenti già coltivati in Siberia occidentale) e solo in un secondo momento completare Power of Siberia. Le diverse soluzioni restano aperte, anche se il fatto che CNPC abbia già iniziato la costruzione della continuazione di Power of Siberia in territorio cinese dà un’indicazione molto chiara delle preferenze di Pechino (e del probabile esito).

La terza parte è dedicata alla ristrutturazione della strategia di Gazprom nel mercato europeo, che nonostante tutto è destinato a rappresentare il focus primario delle operazioni della società russa anche nei prossimi decenni. Nonostante l’incertezza circa la domanda finale, la riduzione della produzione interna costringerà i Paesi europei a dipendere in misura crescente dalle importazioni. E il gas russo rappresenta una scelta obbligata.

Grazie alle infrastrutture di esportazione già esistenti e al basso costo del gas rispetto ai concorrenti, la compagnia russa può infatti realisticamente mantenere una posizione centrale nell’approvvigionamento europeo, anche se dovrà adattarsi ai cambiamenti sul mercato e in particolare al basso prezzo del GNL.

OIES - Gazprom’s average gas sales price in Europe compared to NBP

L’evoluzione del modello di business di Gazprom in Europa è peraltro già in atto: i prezzi dei contratti di lungo periodo allineati a quelli degli hub, l’introduzione di aste per la commercializzazione di parte del gas, un approccio più collaborativo nei confronti delle istituzioni europee. Un modello sicuramente più sofisticato ed esposto alla concorrenza rispetto a quello tradizionale, ma che può garantire la redditività di Gazprom anche nei prossimi decenni.

Un modello con un’interessante corollario politico, a mio avviso. In prospettiva, quanto più Gazprom sceglie di giocare secondo le regole del mercato unico europeo, tanto più la sua redditività sarà legata al corretto funzionamento del mercato europeo, incluse le attività di regolazione a livello nazionale e sovranazionale. Il che da un lato rende (ancora di più, se possibile) implausibile la possibilità che gli approvvigionamenti di gas russi siano usati come strumento di ricatto, mentre dall’altro rende i regolatori europei il centro naturale dell’attenzione politica russa.